Il Tirreno

Prato

Tra Forza Italia e Pd scoppia la guerra degli striscioni

Tra Forza Italia e Pd scoppia la guerra degli striscioni

I Giovani democratici replicano al polemico benvenuto dei forzisti, che poi se la prendono con la Questura

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PRATO. Ancora prima dell’arrivo del presidente del Consiglio Matteo Renzi a Prato, è scoppiata la guerra degli striscioni tra i giovani di Forza Italia e quelli del Partito democratico. Una scaramuccia che ora rischia di finire in Parlamento per gli sviluppi che ha avuto nella giornata di ieri.

Tutto è iniziato venerdì sera quando i giovani di Forza Italia hanno affisso sulla facciata della sede del partito in viale della Repubblica uno striscione polemico verso il premier con la scritta “Renzi hai fallito” scivolando sull’ortografia perché l’estensore ha dimenticato una “o” nella firma: “Cordinamento provinciale giovanile” invece di “coordinamento”. Già in serata è arrivata la risposta dei Giovani democratici che sotto lo striscione azzurro hanno collocato un "lenzuolo" con la scritta “Coomplimenti” e qualcuno del Pd ha lanciato l’hashtag “#deefinitivo”.

Ma dopo la rimozione dello striscione del Pd e di una parte di quello di Forza Italia è nato un caso che potrebbe finire in Parlamento, perché Forza Italia ha reso noto che Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, starebbe pensando di presentare un'interrogazione sull'operato della Questura.

Ieri mattina, infatti, lo striscione di Forza Italia si presentava "mutilato" della prima parte: era sparito il nome di Renzi e l'errore ortografico del "Cordinamento". L'ex assessore Giorgio Silli, responsabile nazionale dell'immigrazione per Forza Italia, ha dato la colpa ai militanti del Pd. "Dunque all'inbrunire (sic) gli scagnozzi del Pd hanno tagliato il nome Renzi dallo striscione (e con esso anche l'errore ortografico)... Fate tenerezza!!" ha scritto sul suo profilo Facebook. Fonti della Questura hanno subito chiarito che invece la prima parte dello striscione di Forza Italia è stato strappato dai poliziotti della Digos, e la cosa è stata confermata ufficiosamente allo stesso Silli con un sms.

«Quello striscione - ha spiegato Silli nel corso di una conferenza stampa sulle ragioni del No al referendum - era tutto tranne che offensivo. Pensavamo fossero stati quelli del Pd a strapparlo, ma ora che mi dicono che è stata la Questura la trovo una cosa molto grave. E' stato informato Renato Brunetta, che non eslcude di presentare un'interrogazione parlamentare. Aver scritto il nome di Renzi su quello striscione sembra quasi un reato di lesa maestà, in una città che sta pensando di vietare la manifestazioni antifasciste. Ero abituato a sentir parlare di fascisti riferendosi ad altri, non a una costola del Pd».

Il questore Paolo Rossi, chiamato in causa, getta acqua sul fuoco. «Venerdì sera - spiega - avevamo predisposto un servizio di vigilanza e prevenzione davanti al Museo Pecci in previsione della visita del premier. La pattuglia presidenziale ha notato lo striscione e ha ritenuto che potesse rappresentare un rischio perché poteva essere inteso come una provocazione. Per questo hanno suonato al campanello della sede del partito ma non hanno ricevuto risposta e così sono passati dall’ufficio adiacente e dalla finestra hanno tolto una parte dello striscione, quello che era possibile fare in quelle condizioni. Nessun intento di censura da parte nostra, voleva solo essere un modo per prevenire possibili problemi durante la visita del presidente del Consiglio». Caso chiuso, dunque? Ora dipende da Renato Brunetta e dalla sua eventuale interrogazione.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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