Sicurezza
«Tessile sacrificato dall’Europa»
Metastasio sold out per il premier. Prima al Pecci: «La sfida più importante»
PRATO. Battute e contenuti per un’ora. A raffica. Il premier Matteo Renzi, al Metastasio nella veste di segretario nazionale Pd, davanti a una platea di almeno 800 persone se non di più - fuori una mini contestazione tra esponenti del no aeroporto e insegnanti insoddisfatte - ha giocato in casa incassando il risultato: tanti applausi, qualche risata e partecipazione.
A Prato per un’iniziativa Pd per sostenere il “sì” al referendum, dopo una veloce visita al Centro Pecci durata pochi minuti nella quale ha incontrato anche il presidente della Regione Enrico Rossi («Struttura bellissima – ha detto Renzi – la sfida culturale più importante della Toscana») - sul palco del Met non si è risparmiato. Con accanto il sindaco Matteo Biffoni («Gli ho rovinato la vita costringendolo a fare il sindaco» ha scherzato il premier) e il segretario Pd Gabriele Bosi, accompagnato dal sottosegretario Antonello Giacomelli, ha alternato ironia a contenuti politici forti: a partire da uno schiaffo ai big dell’Europa dopo lo sgarbo del vertice a Berlino al quale l’Italia non è stata invitata. «L’ho detto con chiarezza agli altri leader europei che se qualcuno avesse immaginato - ha detto Renzi - dopo la Brexit, di vivacchiare, l’Italia non avrebbe mai partecipato a un disegno politico alla meno».
Dunque niente «tecnocrazia, finanza e burocrazia» perché «è finita l’epoca degli egoismi e se pensano di intimorire me – ha scandito – hanno sbagliato persona e se pensano di intimorire l’Italia allora non sanno cosa sia». Ed è parlando di Europa e delle sue mancanze che Renzi si è rivolto al cuore industriale della città: «Vi ho pensato – ha proseguito – quattro o cinque mesi fa quando dovevo prendere una decisione, in sede europea, che riguardava l’economia e a chi mi ascoltava ho detto che provengo da una regione nella quale la principale città industriale, Prato, a partire dagli anni Novanta è stata sacrificata dalla mancanza di regole che hanno avuto la conseguenza di impoverire il tessile».
L'ha ribadito ancora: «L’italia rispetta le regole, ma se qualcuno pensa – ha aggiunto - che dopo tre terremoti negli ultimi sette anni io non consenta ai sindaci, al di fuori dei patti di stabilità, di provvedere alle migliorie per rendere le scuole antisismiche, si sbaglia di grosso. Questo è la-b-c della democrazia».
Ed è sul terremoto – a un mese dal disastro - che il premier ha chiesto un patto forte, un patto di civiltà, al di fuori degli schieramenti politici «del si e del no, del nord e del sud, per la tutela del territorio e per i nostri figli. Mettiamo in campo un cambiamento – ha detto – per smettere di piangere il giorno dopo ma pensando oggi alla prevenzione».
Sempre sul tema del lavoro Renzi non ha risparmiato critiche al sindaco di Roma Virginia Raggi: «Mi piange il cuore se penso a tutti i posti di lavoro che si perderanno rifiutando di fare le Olimpiadi nella capitale». Un pensiero all’Expo di Milano: «21 milioni di persone, il mondo che ha detto “che bella l’Italia che ce la fa”» e poi l’affondo. ur affermando che il governo non entrerà nelle scelte del Campidoglio «soprattutto in un momento di forte difficoltà dell’amministrazione che non riesce a nominare assessori importanti, che non ha i dirigenti delle partecipate dei trasporti e dei rifiuti», Renzi si è soffermato, in particolare, sulle motivazioni per le quali Raggi ha detto “no”. «Dire che non si fanno le Olimpiadi perché non è possibile sconfiggere la corruzione – ha scandito il premier – è una totale ammissione di incapacità. Le Olimpiadi non sono domani, e se hai un minimo di autorevolezza e di capacità, tu i ladri li cacci. Non si fermano le grandi opera, si fermano i ladri. Se invece hai paura, allora hai sbagliato mestiere. Da due giorni Los Angeles e Parigi - ha proseguito Renzi - festeggiano perché Roma era la sede favorita».
Infine il tema del referendum: «Il superamento del bicameralismo perfetto lo volevano tutti, prima che lo facessimo noi». Attacca così Renzi che la butta anche sull’ironia: «Mi hanno detto che sbagliavo a personalizzare e ho smesso, mi hanno detto che bisognava aprire al cambiamento della legge elettorale e mi sono detto “se serve per concentrarsi sui temi referendari, per quanto dispiaccia, facciamolo”. Ora ci sono i quesiti con i cinque temi fondamentali della riforma, chiarissimi e Brunetta (capogruppo Forza Italia alla Camera ndr) dice che è un inganno, rispondiamo “no è una legge” ma evidentemente non ha ancora capito la differenza tra legge e inganno. Con tutto quello che ha votato…»
Renzi è netto: «Mi vergono di un sistema che crea così tanta instabilità da produrre 63 governi in 70 anni e con legislature che durano meno di un gatto in autostrada».
Sul fronte dei risparmi nel costo della politica che la riforma porterà cancellando il senato per come lo conosciamo, Renzi ha parlato di 500 milioni di euro «che finalmente torneranno a essere investiti per far crescere il Paese. Quando Obama mi ha chiesto quanti parlamentari avessimo – ha raccontato – mi sono sentito a disagio: “Quasi mille" ho risposto al presidente americano, stupito, capo di un parlamento con 525 componenti”. E ancora: «Chi vi dice che la riforma si farà la prossima volta, perché questa non va bene, sa di mentire. Questa è un’occasione che non ricapita, su questo referendum – ha concluso – si giocano venti anni di futuro e di speranza. Il domani dei nostri figli». Un passaggio, immancabile, ha riguardato l’eterno nemico Massimo D’Alema, schierato con il “no”: «Ho un grande rispetto per D’Alema, ogni volta che siamo in difficoltà lui c’è, interviene e ricompatta. Se può dare una mano non la fa mancare».
Cristina Orsini
Paolo Nencioni
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