La protesta
Condannato a due anni si sente male in Tribunale
Un cinese di 43 anni ha accusato un malore alla lettura della sentenza Era stato arrestato mentre rubava in un capannone sequestrato in via Bologna
PRATO. E' stato condannato a due anni di reclusione senza la sospensione condizionale della pena e si è sentito male davanti al giudice. Un cinese di 43 anni è stato soccorso poco prima delle 13 di ieri nell'aula al primo piano del Palazzo di giustizia dal medico dell'ambulanza della Croce d'Oro, che l'ha portato in ospedale per accertamenti, scortato dalla polizia penitenziaria.
In aula, difesi dall'avvocato Alessandro Fantappiè, sono comparsi due cinesi di 43 anni che nei giorni scorsi erano stati arrestati dai carabinieri del Nucleo investigativo perché sorpresi mentre rubavano all’interno di un capannone di via Bologna sequestrato in precedenza ad alcuni loro connazionali. I due finirono in manette con l'accusa di furto e il processo per direttissima è proseguito ieri.
Al momento della lettura della sentenza, l'imputato a cui è stata inflitta la pena più grave ha accusato forti dolori addominali ed è stato necessario l'intervento dell'ambulanza (sembra che già durante l’istruttoria avesse lamentato qualche dolore all’addome). L'altro imputato è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena. Di fronte al quarantatreenne accasciato sul banco degli imputati non si è potuto fare altro che chiamare il 118, che ha mandato sul posto la Croce d’Oro. Gli agenti di polizia penitenziaria della Dogaia, a scanso di sorprese, hanno accompagnato l’orientale lungo il vialetto davanti al Palazzo di giustizia fino all’ambulanza ferma in attesa. Da quanto si è potuto vedere, l’uomo stava effettivamente male e si è rannicchiato sulla barella prima che le porte dell’ambulanza si richiudessero alle sue spalle.
L’episodio che lo aveva portato in carcere è simile a molti altri che si sono verificati negli ultimi anni a Prato: un capannone viene controllato dalla Squadra interforze, che rileva irregolarità e dispone il sequestro dell’immobile. Passano pochi giorni o poche settimane e regolarmente qualcuno si presenta di notte per rompere i sigilli e prelevare macchinari e altri oggetti di valore custoditi nello stanzone. Da tempo c’è il sospetto che di norma si tratti di furti su commissione, che servono all’imprenditore destinatario del sequestro per rientrare in possesso dei macchinari e ripartire in un altro locale. Ma quasi mai si è riusciti a provare un collegamento tra mandanti ed esecutori di questi furti, che vengono fatti quasi esclusivamente nei capannoni sequestrati agli imprenditori cinesi. È ugualmente raro che per queste cose si rimanga in carcere, di qui forse la sorpresa e il malore dell’imputato. (p.n.)
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