Il Tirreno

Prato

Camionista carbonizzato sull’A1, pesanti condanne

Camionista carbonizzato sull’A1, pesanti condanne

Due campani scapparono per nascondere le prove del contrabbando di gasolio e provocarono un tamponamento nella galleria della Croci

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PRATO. Una pesante condanna a dieci anni di reclusione è stata inflitta a Ferdinando Scognamiglio, l’autista di un camion con rimorchio che il 22 settembre del 2012 provocò la morte di un altro camionista, carbonizzato nell’abitacolo del suo mezzo dopo un tamponamento dentro la galleria delle Croci (Calenzano) sull’Autostrada del Sole. Condannato a due anni e otto mesi Pasqualino Birra, che era insieme a Scognamiglio.

Ma non fu il solito seppur tragico incidente stradale. I due imputati erano infatti accusati di omicidio volontario per dolo eventuale, questa la tesi sostenuta dal pubblico ministero Antonio Sangermano, che aveva chiesto condanne rispettivamente a 12 e 10 anni di reclusione.

I due camionisti infatti stavano trasportando un carico di gasolio di contrabbando (per il quale è stata aperta un’inchiesta che nell’aprile 2014 portò all’emissione di 19 ordini di arresto ai domiciliari nei confronti di 17 campani, un molisano e uno sloveno).

Arrivati in prossimità della galleria delle Croci, i due si accorsero che aveva preso fuoco uno degli pneumatici e anziché fermarsi fuori dalla galleria proseguirono e fermarono il camion all’interno del tunnel. Sapendo che in caso di intervento della polizia stradale sarebbe stato scoperto il contrabbando del gasolio, i due decisero di sganciare la motrice, prendere i documenti e allontanarsi mentre il rimorchio continuava a bruciare.

Le conseguenze furono disastrose. All’interno della galleria si verificarono due tamponamenti, il secondo dei quali risultò fatale a Francesco Spinelli, 35 anni, originario di Cosenza, che era al volante di un altro camion. L’autopsia compiuta dal dottor Brunero Begliomini nel corso del procedimento a carico di Birra e Scognamiglio ha stabilito che Spinelli rimase incastrato con le gambe sotto il cruscotto, tentò di proteggersi dai fumi con un sacchetto di plastica e morì tra sofferenze indicibili. Secondo il pubblico ministero Sangermano la colpa è certamente dei due imputati, la cui prima preoccupazione fu di cancellare le tracce del contrabbando.

Il processo è stato celebrato col rito abbreviato che consente la riduzione di un terzo della pena davanti al giudice dell’udienza preliminare Angela Fantechi. Rispetto alle richieste dell’accusa, il giudice ha ridimensionato quella nei confronti di Birra, evidentemente ritenendo che la decisione che portò alla morte di Francesco Spinelli sia stata presa più che altro da Scognamiglio.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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