Il Tirreno

Prato

lo spreco

L’impianto costò 63.000 euro ma non è mai stato utilizzato

di Ilenia Reali
Il muro per le arrampicate
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Il muro per le arrampicate

Il muro per le arrampicate è una struttura omologata anche per le gare. Fu installato nel 2009 senza un vero progetto: sotto c’era il parcheggio della Forestale

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PRATO. Sette anni fa fu realizzato un muro per arrampicate sulla torretta dell'ex caserma dei vigili del fuoco. Furono spesi poco più di 63mila euro ma, di fatto, nessuno c'è mai salito. Se non per iniziative sporadiche. Del resto quel muro non aveva intorno a sé un progetto che ne favoriva l'utilizzo tanto che la Provincia, che realizzò l'opera, oggi riferisce che si trattò principalmente di realizzare una «sorta di installazione artistica per rivestire la torretta che non poteva essere abbattuta».

Sta di fatto però che quel muro, alto 22 metri, è una struttura sportiva rarissima in Italia dal momento che può essere omologato per le gare e di simili ce ne sono solo a Trento. Né a Firenze, né a Roma e né tantomeno a Milano, gli arrampicatori hanno a disposizione una struttura così alta. Del resto, la spesa ne giustifica la qualità ma evidentemente non la necessità se dalla data del bando di gara (siamo alla fine del mandato del presidente Massimo Logli) firmato dal direttore dell'area dei servizi istituzionali Piero Fabrizio Puggelli con relazione tecnica dell'architetto Valeria Cavera, non si è più sentito parlare della struttura fino al 2012 quando non fu però trovata una soluzione per arrivare a una gestione dell’impianto.

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A denunciare lo spreco di denaro pubblico è un istruttore di arrampicata Maurizio Pagazzo che ormai da una manciata di anni cerca di riuscire a trovare il modo di poter rendere fruibile quell'impianto così prezioso per gli sportivi. Senza riuscirci.

«In cinque anni - riferisce - ho presentato proposte e progetti e anche la volontà di installarla in una fabbrica, da trasformare in palestra, per poi poterla utilizzare tutto l'anno. Senza però mai avere risposte favorevoli».

Eppure il muro non era certo utilizzato dal momento che sotto c'era un parcheggio dove la Forestale lasciava i propri mezzi. In più la struttura è all'aperto e quindi non fruibile in inverno.

Dopo dieci anni le viti interne che sostengono il muro, oggi si affaccia in uno spazio adiacente all'istituto Marconi, si stanno arrugginendo e la struttura non solo è inutilizzata ma anche pericolosa.

«Il muro è stato messo all'aperto senza alcuna copertura ed è logico che negli anni si sarebbe rovinata dal momento che si tratta di legno, trattato ma sempre legno.

La mia proposta di spostarlo altrove era giustificata dal fatto che l'utilizzo per tutti i giorni dell'anno avrebbe potuto avere anche una remuneratività. Ho però sempre lasciato margini di scelta tra più soluzioni perché il mio obiettivo era evitare uno spreco sia dal punto di vista sportivo sia di soldi pubblici».

Dalla Provincia si conferma che effettivamente l'impianto non è mai stato utilizzato e che nel 2012 fu fatto un bando per affidarne la gestione ma andò deserto («chi avrebbe preso la gestione di un impianto che si trova all'aria aperta e con un parcheggio sotto?», evidenzia Pagazzo) e che proprio pochissimo tempo fa è arrivata una richiesta di utilizzo dal Comune di Vernio che vorrebbe trasferire “l’installazione” in uno spazio all'aperto a Montepiano (facendo una tettoia per proteggerlo) oppure installarlo in una palestra adiacente alla scuola di Ceraio.

Ovviamente in questo caso sarebbe ridimensionato e trasformato in una parete per arrampicate come ce ne sono decine in Italia.

«Sono stati spesi oltre 60 milioni per una struttura mai utilizzata - commenta Pagazzo - e adesso si sposta a Vernio. Non in un posto comodissimo per fare gli allenamenti devo dire. E non ci si cura neppure di rovinare un impianto che sarebbe ancora oggi molto valido anche per fare le gare. Trovo sia una vergogna».

La spiegazione del «comodato gratuito» al Comune di Vernio sarebbe invece, secondo la Provincia, legata alla maggiore facilità di firmare un atto con un ente pubblico anziché con un privato.

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