Il Tirreno

Prato

Torna in libertà dopo l’aggressione davanti al ristorante Wenhzou

L'ingresso del ristorabte Wenhzou in Chinatown (foto Batavia)
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L'ingresso del ristorabte Wenhzou in Chinatown (foto Batavia)

Prato, non c’è pericolo di fuga per il cinese di 39 anni accusato di tentato omicidio. Dai video delle telecamere esterne al locale una nuova ricostruzione della lite

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PRATO. E’ tornato il libertà il cinese di 39 anni, accusato di aver colpito al termine di una lite furibonda, un connazionale di 53, la notte di venerdì 16 settembre, davanti al ristorante Wenzhou, in piena Chianotown fra via Filzi e via Pistoiese, lasciandolo in fin di vita. Pochissime le speranze di salvare l’uomo, in coma profondo da ormai tre giorni, per il quale la commissione del Santo Stefano sta valutando se staccarlo dai macchinari che garantiscono la respirazione.

Il presunto aggressore, accusato di tentato omicidio, assistito dall’avvocato Christian Vannucchi, è invece comparso ieri davanti al giudice Angela Fantechi, per l’udienza di convalida. Il magistrati ha accolto la tesi difensiva seconda la quale non vi sarebbe stato pericolo di fuga, in quanto regolare sul territorio nazionale, sposato con una cinese che vive a Prato e ritrovato, poche ore dopo l’aggressione, nell’azienda intestata alla moglie, che si trova di fianco all’abitazione.

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Inoltre, secondo l’avvocato Vannucchi, si potrebbe far strada una ricostruzione dei fatti che si discosta dalla precedente. Infatti, la squadra mobile, analizzando i video delle telecamere esterne al ristorante, ha potuto accertare che proprio la vittima avrebbe sferrato il primo pugno in direzione dell’avversario. Immagini che si perdono quando i due escono dalla traiettoria delle telecamera. «Si può anche ipotizzare - spiega il legale - che la vittima sia caduta accidentalmente, sbattendo la testa».

Il cinese indagato che si è già avvalso della facoltà di non rispondere, comparirà di nuovo davanti al pm Cosci probabilmente venerdì.

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