Attenzione
“Jack” ai pm: "Non c’entro con i raid punitivi"
Prato, faccia a faccia davanti ai magistrati dei due cinesi Ye Jiandong e Jacopo Hsiang indagati per le ronde contro i magrebini
PRATO. È durato per l’intera mattina di ieri l’interrogatorio dei due cinesi Ye Jiandong detto “Jack” e Jacopo Hsiang, messi a confronto dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli nell’ambito dell’inchiesta sui presunti raid punitivi a sfondo razziale nei confronti di marocchini ritenuti responsabili dei ripetuti scippi ai danni della comunità orientale. “Jack”, difeso dall’avvocato Silvio Toccafondi, ha rotto il silenzio, dopo essersi avvalso negli altri interrogatori della facoltà di non rispondere. Insieme ad altri i due cinesi sono accusati di associazione a delinquere e commissione di atti violenti per motivi razziali.
Ritenuto come colui che organizzava dietro le quinte le ronde punitive, si è dichiarato del tutto estraneo rispetto ai fatti contestati. L’avvocato Toccafondi giudica positivamente anche il confronto con l’altro cinese, Hsiang, che già aveva fornito la sua versione dei fatti. Entrambi i cinesi fanno parte dell’associazione Cervo Bianco, di cui Hsiang è addirittura portavoce e Ye ne è membro. Entrambi hanno sostenuto che l’associazione è estranea alle ronde punitive e alla raccolta di fondi promossa dalla comunità cinese per finanziarle. L'inchiesta va avanti: dovrà chiarire se nella comunità cinese esiste un gruppo che organizza forme di vigilanza privata.
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