Il Tirreno

Prato

Nefrologia e dialisi, rischio accorpamento Prato-Pistoia

Maria Lardara
Nefrologia e dialisi, rischio accorpamento Prato-Pistoia

Il pensionamento del primario può agevolare la riorganizzazione: raccolta di firme per evitare che il medico se ne vada

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PRATO. Nefrologia a rischio di accorpamento. Prato e Pistoia unite sotto uno stesso primario. E’ questo uno dei risultati di quella che si prospetta come una nuova riorganizzazione dell’Asl Toscana centro. Un accorpamento che potrebbe essere agevolato dal pensionamento dell’attuale primario di Prato in barba ai cento che hanno firmato una lettera per evitare che il medico Stefano Aterini lasci.


In principio furono i dipartimenti aziendali, poi vennero le aree specialistiche e, tra un mese, sarà il turno delle unità specialistiche. Ultimo tassello del puzzle che compone l'assetto organizzativo dell'Asl Toscana Centro con inevitabili ricadute sui singoli reparti dell'ex Asl 4. Reparti che, nel piano di riorganizzazione dell'"Aslona", diventeranno unità operative semplici o complesse in rapporto ai carichi di lavoro dei singoli territori. Ed è il destino che potrebbe toccare, tra i primi, al reparto di nefrologia e dialisi a Prato, a breve orfana del primario (sostituto) Stefano Aterini prossimo alla pensione.
L’ipotesi più plausibile è che il reparto diventi un’ unità operativa complessa che significa accorpamento sotto la guida dello stesso direttore (messo a disposizione da Prato o Pistoia) mentre Firenze ed Empoli potrebbero andare a braccetto insieme.
«Dal punto di vista funzionale - assicura il consigliere regionale del Pd Nicola Ciolini, membro della commissione sanità - questo non comporterà nessuna riduzione di lavoro o trasferimento di personale ma si tratta di una modifica a carattere esclusivamente organizzativo».
“Riorganizzazione” è parola che però non va giù ai familiari di oltre cento pazienti del reparto di dialisi guidato da Stefano Aterini nelle vesti di primario facente funzioni, in sostituzione del nefrologo Marcello Amato andato in pensione un anno fa. Si sono messi davanti a una tastiera e hanno buttato giù una lunga lettera, indirizzandola al direttore generale dell'Asl Toscana Centro Paolo Morello Marchese, al direttore sanitario Emanuele Gori, al direttore amministrativo Enrico Volpe e al direttore dei servizi sociali Rossella Boldrini. I familiari di oltre la metà dei pazienti dializzati seguiti dall'ospedale Santo Stefano tratteggiano il ritratto di uno specialista attento, scrupoloso, una valida spalla su cui appoggiarsi, «un medico che coniuga professionalità e umanità, integrità e generosità, disponibilità e capacità, quel medico che sempre col sorriso ti aiuta a salire e scendere dalla giostra della malattia, che quando ti guarda non vede il cittadino come numero ma la persona e il prendersi cura di quest'ultima».
«Questo è il medico che ha tutti i numeri per continuare a farlo in ambito ospedaliero al quale chiediamo di restare», scrivono i firmatari della lettera. Fra loro c'è Adriana, figlia di una paziente dializzata.
«La nostra lettera ad ogni modo non vuole in alcun modo mancare di rispetto agli altri medici del reparto ma crediamo fortemente che il dottor Aterini sia l'anello centrale di questa équipe funzionale. Sappiamo che ha dovuto accettare il pensionamento entro la fine dell'anno». Poi la lettera così continua: «Essere paziente, o familiare di un paziente che si sottopone tre volte a settimana alla terapia dialitica, significa conoscere cosa vuol dire “prendersi cura».
Chi prenderà il posto del direttore di nefrologia? Come per tutte le posizioni dei primari “facente funzioni” sarà bandito un concorso.
«Uno degli obiettivi della riorganizzazione del sistema sanitario - evidenzia il consigliere Nicola Ciolini - è proprio quello di mettere a concorso questi posti e risolvere le “situazioni temporanee”».

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