Sicurezza
Il piromane dei cassonetti ripreso dalle telecamere
Il sostituto Valentina Cosci ha chiuso le indagini sul pakistano di 46 anni già perquisito e interrogato Nella sua abitazione i carabinieri hanno sequestrato un gran numero di accendini antivento
PRATO. Probabilmente non è il responsabile degli ultimi incendi nella zona di Mezzana, tra i quali il rogo che ha minacciato il Luna Park la notte di sabato scorso, anche se investigatori e inquirenti disporranno precise verifiche.
Certamente - almeno secondo il magistrato - è l'autore della settantina di incendi dei cassonetti consumati nella parte est della città (tra Mezzana, viale Marconi, viale della Repubblica, viale Montegrappa), in un periodo di tempo che va da gennaio ad aprile. Una fase molto “calda” per quel quartiere cittadino, con quattro, cinque episodi incendiari per notte.
Il sostituto procuratore della Repubblica Valentina Cosci, titolare dell'inchiesta sui roghi dolosi, ha chiuso le indagini sul presunto piromane, per altro perquisito lo scorso aprile e interrogato dal magistrato alla fine di luglio.
L'uomo, un pakistano di 46 anni, con famiglia del Paese d'origine, numerosi impieghi in Italia, ultimo dei quali ad Agliana, è indagato per danneggiamento seguito da incendio con l'aggravante di aver agito su materiale infiammabile ed esplodente e di uso pubblico. Un capo di imputazione meno grave dell'incendio doloso e che non prevede la richiesta di un provvedimento restrittivo.
Dunque il pakistano è e resterà a piede libero. Anche per questo motivo il sostituto Cosci ha dato mandato al nucleo investigativo dei carabinieri (che ha già svolto le indagini sugli incendi dei cassonetti) di accertare se gli episodi avvenuti a Mezzana ultimamente non siano stati un "colpo di coda" dell’attività del presunto piromane. Una eventualità da non escludere ma per il momento non supportata da alcun elemento.
Semplice la tecnica utilizzata dal pakistano per dare fuoco ai contenitori dell'immondizia e alle campane del vetro: utilizzava accendini antivento che gli investigatori, peraltro, hanno sequestrato, in grande quantità, nella sua abitazione (zona est della città) durante la perquisizione domiciliare.
Inoltre, parcheggiata sotto casa, è stata ritrovata la bicicletta che usava per raggiungere il luogo scelto per appiccare il fuoco e più volte segnalata. Terzo elemento "forte" per attribuire al pakistano gli episodi di danneggiamento: le riprese delle telecamere che l'hanno "immortalato" - in particolare nei mesi di marzo e aprile - mentre si apprestava a entrare in azione e mentre dava fuoco ai contenitori.
Incendi che però il pakistano ha negato di aver mai commesso. Nell'interrogatorio con il sostituto Cosci l'uomo si è detto estraneo a ogni responsabilità.
Dunque, per ora, è impossibile capire quale sia stata la molla psicologica che l'ha spinto a mandare in fiamme tanti contenitori.
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