Finanza
Bancarotta, patteggiamento per l’ex sindaco
Il giudice ha confermato la pena a due anni Cenni: «Tornassi indietro non mi candiderei»
PRATO. «Tornassi indietro non farei il sindaco. Io e la mia azienda abbiamo pagato un prezzo troppo alto per la mia candidatura. Se non fossi stato alla guida della città ci sarebbe stato meno accanimento e forse più compassione per quello che è accaduto. E avrei anche potuto gestire meglio quello che ci è arrivato addosso». E' con queste parole che il sindaco Roberto Cenni, ex patron dell'azienda di abbigliamento Sasch, si esprime al termine dell'udienza con cui il giudice Silvio De Luca ha accettato il patteggiamento a due anni di reclusione, pena sospesa, per i reati legati al crac delle sue società. E’ la seconda richiesta di patteggiamento presentata dall'avvocato dell'imprenditore, Manuele Ciappi. Una prima volta la richiesta era stata infatti respinta ma poi nuovi elementi avevano portato a una nuova richiesta tra l'altro considerata, a questo punto, congrua dai pm Lorenzo Gestri e Antonio Sangermano. I nuovi elementi erano stati un vero colpo di scena al processo che vede imputati anche il figlio di Roberto, Giacomo Cenni, il commercialista Annibale Viscomi con il figlio Fabrizio (difesi dagli avvocati Brachi e Berni), l'imprenditore Carlo Mencaroni (avvocato Alberto Rocca) e l'imprenditore Antonio Campagna. Nuovi documenti avevano attestato che era caduta una delle principali accuse, quella di bancarotta fraudolenta legata alla compravendita dei marchi Sasch. Esistevano infatti le prove documentali per cui i 6 milioni e 650mila euro (a fronte dei 6 milioni e 230mila euro) erano rientrati in azienda dalla Cina, paese in cui arrivarono dal Lussemburgo. Annibale Viscomi, invece attraverso gli avvocati, dopo l'acquisizione della nuova documentazione aveva chiesto l'annullamento del rinvio a giudizio (o una nuova udienza preliminare) dal momento che anche lui era imputato per l'ipotesi di distrazione Lussemburgo-Cina ma non aveva chiesto, in prima istanza, il patteggiamento. Su questo punto quindi il giudice ha ritenuto di assolvere anche Viscomi che invece andrà a processo per gli altri reati. L'udienza è fissata per il 24 ottobre. Un'inchiesta portata avanti in una prima fase dal sostituto procuratore Eligio Paolini che aveva ipotizzato vari reati tra cui la distrazione di denaro. In parte per la vendita del marchio (poi è emersa la dichiarazione di un testimone chiave e sono saltati fuori i documenti che provavano il rientro del denaro in azienda) e in parte la "scomparsa" di 24 milioni di euro non riscossi dalla Sasch per la merce inviata in Russia e per cui gli avvocati degli imputati annunciano dura battaglia a suon di testimoni eccellenti. Tra le persone chiamate a deporre anche i commissari giudiziali che hanno seguito il crac Sasch su incarico del Tribunale. «Sono esausto», ha commentato Cenni. «E' con rammarico che accetto questo patteggiamento che mi libera di queste croci. Spero che nel processo a cui si sottoporrà mio figlio, che è giovane e ha deciso di non patteggiare, possano venire alla luce la nostra innocenza. Lui crede ancora in alcuni principi, io un po' meno, sono rassegnato: è brutto dirlo e vorrei avere la forza per affrontare tutto ma sono davvero esausto». «Prendo atto - è stato invece il commento di Ciappi, difensore di Cenni - dell'encomiabile esempio di equilibrio giudiziario dei pm Gestri e Sangermano che non si sono fatti influenzare dall'ambiente guardando solamente alla situazione processuale. Sono invece molto contento che invece Giacomo Cenni abbia deciso di andare a processo: i reati per cui è imputato sono gli stessi del padre Roberto. Se sarà ritenuto che i fatti non sussistono chiederemo una revisione anche per Roberto Cenni».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
