Sicurezza
Semestre in rosso per la Banca Popolare di Vicenza
La perdita accumulata nei primi sei mesi dell'anno è stata pari a 795 milioni di euro con un calo in un anno di circa il 30% dei ricavi e della raccolta
MILANO. La Banca Popolare di Vicenza chiude un altro semestre in profondo rosso, annuncia un aggiornamento del piano industriale che porterà con sé nuovi esuberi e apre a un'integrazione con Veneto Banca, istituto con cui condivide, oltre a molti problemi, anche l'identico azionista: quel fondo Atlante che ha salvato le due ex popolari dal fallimento ricapitalizzandole con 2,5 miliardi di euro.
Sulla perdita accumulata nei primi sei mesi dell'anno, pari a 795 milioni di euro (1,05 miliardi nel 2015), hanno pesato i nuovi accantonamenti su crediti (593 milioni) decisi in seguito a una ispezione della Bce "in fase di finalizzazione" (e da cui non si escludono ulteriori impatti), la svalutazione della quota in Cattolica e i rischi legati alla rottura degli accordi di bancassicurazione (310 milioni) nonché i nuovi accantonamenti per il contenzioso con i clienti che hanno acquistato azioni (nel semestre i reclami sono balzati da quasi 3.000 a 7.000, al netto dei 'finanziamenti correlati'). Senza queste voci il 'rosso' sarebbe stato contenuto a 85 milioni.
Con un calo in un anno di circa il 30% dei ricavi e della raccolta (in ripresa però da fine maggio) e uno scenario macroeconomico e di tassi molto difficile, si è resa indispensabile una revisione del piano industriale che, ha detto l'a.d Francesco Iorio, verrà messa a punto "nella prima metà di ottobre" e alzerà l'asticella degli esuberi rispetto ai 550 concordati con i sindacati. Oltre a cercare di ridurre i costi (insostenibile l'83,6% del cost-income nel semestre) e valutare soluzioni radicali sui crediti deteriorati, il piano dovrà valutare "le diverse opzioni strategiche sia in ottica stand-alone sia nell'ambito di eventuali processi di aggregazione". E lo sguardo plana sulla vicina Montebelluna, sede di Veneto Banca.
"La strada della fusione e del ripensamento della banca del Veneto è importante, bisognerà vedere in che modo" ha detto il presidente Gianni Mion. "Già qualche anno fa c'era stata una raccomandazione da parte della Banca d'Italia perché si fondessero le due banche. Se questo fosse avvenuto non avrebbero avuto tutti questi problemi". "Stiamo parlando con i vertici di Veneto Banca per capire quali potrebbero essere le possibile sinergie sulle società prodotto e sui costi" ha detto ancora Mion mentre Iorio ha auspicato "profonde" forme di collaborazione "sia in termini di sinergie di ricavo che di costo". Anche perché, al momento, l'orizzonte è sgombro di alternative: non c'è "alcuna manifestazione di interesse" per rilevare le due banche.
A complicare la vita della Bpvi ha contribuito Cattolica, disdettando a inizio agosto gli accordi di bancassicurazione.
Iorio, che ha contestato la legittimità del recesso, da un lato ha escluso lo "scontro frontale", anche alla luce della "disponibilità" di Cattolica a sedersi al tavolo per valutare una ridefinizione della partnership su "basi nuove". Dall'altro ha però ricordato che Bpvi può cercarsi altri partner e che la banca è "il primo azionista" di Cattolica con il 15%. Una compagnia "non trasformata in spa", ha sottolineato maliziosamente. Una battaglia per la trasformazione in spa potrebbe essere l'ultimo atto dello scontro? "Ultimo, primo, secondo si vedrà" ha risposto sibillino Iorio sottolineando che "la valorizzazione prospettica di questa partecipazione sarà una domanda che il cda dovrebbe porsi".
Intanto anche Veneto Banca ha annunciato un fondo di solidarietà a favore dei soci che versano in situazioni critiche. Ad alimentarlo anche i proventi della vendita dell'aereo aziendale, di quadri, arredi e auto di lusso.
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