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Prato

La Fortex di Rosati ora scommette sul tessile tecnico

La Fortex di Rosati ora scommette sul tessile tecnico

La nuova azienda costituita ad hoc sta puntando a progettare tessuti da utilizzare in campo militare

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MILANO. Il tessile tecnico prova a tornare a Prato. E dopo il crac della Egisto Lenzi, considerata uno dei fiori all'occhiello dell'imprenditoria tessile pratese, un'altra azienda prova ad ampliare i propri settori di competenza. E' la Fortex del presidente del Consorzio Pratotrade Roberto Rosati. L'imprenditore pratese ha costituito una nuova azienda, che in collaborazione con l'Università di Bergamo, Tecnotessile e il Politecnico di Milano, sta puntando a progettare tessuti utilizzabili in campo militare. Non come capi di abbigliamento ma come componenti di strumentazioni e macchinari. Per il momento Rosati non fornisce molti particolari sulla nuova divisione della Fortex «è ancora in fase embrionale e presenteremo i nostri tessuti tecnici nel 2017» ma con orgoglio racconta che «il tecnico più grande che abbiamo assunto ha 27 anni». «L'azienda - spiega Rosati - è formata da tre giovani ingegneri che per il momento fanno test per mettere a punto nuovi tessuti».Gli obiettivi sono due: allargare il portafoglio dei clienti di riferimento e, attraverso la ricerca, migliorare il contenuto tecnologico delle proprie produzioni. Alla base del nuovo investimento di Rosati c'è l'idea che per Prato è arrivato il momento di cambiare e cercare di trasformarsi. «Come azienda - ha spiegato Rosati - stiamo cercando di migliorarci e questo per noi significa anche allargarci a nuovi segmenti di mercato come quello del tessile tecnico. Del resto svolgiamo questo mestiere a Prato in modo sempre uguale. Negli ultimi 80 anni non abbiamo cambiato quasi nulla e tra noi si parla sempre degli stessi argomenti. Credo sia il momento di fare dei passi avanti come cercare nuovi sviluppi commerciali per i tessuti alternativi oppure fornire servizi e affidabilità cercando, giorno dopo giorno, di far capire che Prato non è inaffidabile come spesso i clienti credono. Del resto noi abbiamo rimpicciolito le aziende nel momento in cui nel mondo si cercava il contrario e adesso dobbiamo ridisegnare la nostra offerta».Offerta appunto che necessità di cambiare e ampliarsi. Questo è un po' il tema della fiera che appare uno strumento un po' desueto e che cozza con le nuove tecnologie che finora sono rimaste troppo lontane dal settore tessile. «Per noi - è l'opinione di Matteo Mantellassi, titolare con il fratello Marco, di Manteco - è necessario fare sempre meglio quello che sappiamo fare correggendo ogni giorno i nostri punti deboli». Manteco è una delle aziende con le migliori performance a Prato negli ultimi anni. «Credo che sia necessario per avere risultati - è sempre Matteo Mantellassi a dire la sua - credere molto in quello che si fa e guardare con lungimiranza al futuro senza lasciarsi trasportare dal mercato e dalle esigenze stringenti dei clienti. Si deve investire e migliorarsi sempre nella direzione del made in Italy e della sostenibilità».«Ma anche - interviene il fratello Marco - prestando attenzione al servizio e a chi questo ce lo può garantire come i nostri artigiani. E' necessario raccontare la nostra storia e salvaguardarla perché ci rende diversi e migliori rispetto ai concorrenti. Noi lo facciamo avendo rapporti molto stretti con i nostri contoterzisti».Storia e tradizione che si racconta anche nello stand dell'azienda Delfi dove si trovano ovunque immagini di coloro che lavorano in azienda in varie fasi della filiera. Sono le foto di un libro che racconta del lavoro che viene fatto ogni giorno da dipendenti e titolari e che sono state raccolte in un libro-strenna per i clienti: «Siamo così, emozioni colorate».

Ilenia Reali

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