Sicurezza
Centro di Galceti, gestione sotto la lente
Parlano gli ex amministratori: chi è finito nei guai e chi invece ha contribuito a scoperchiare operazioni non chiare
PRATO. Centomila euro da restituire alla Fondazione centro di scienze naturali. Condannati a doverli sborsare di tasca, dalla Corte dei Conti, l’ex presidente Massimo Calissi (per quasi 80.000 euro), l’ex direttore storico Gilberto Tozzi, per solo 4.660 euro e l’ex componente del consiglio di amministrazione Vladimiro D’Agostino per 14.700 euro. La scure della magistratura contabile si è abbattuta, pochi giorni or sono, sulla gestione (1998- 2010) del Centro di Galceti. Individuata una serie di atti indebiti, in particolare, sugli aumenti degli stipendi. Piccole cifre ma spalmate su molti anni, che hanno portato l’ammontare complessivo a una cifra ragguardevole. Responsabile primo dell’attività indebita, secondo la Corte dei Conti, l’ex presidente al quale sono stati imputati gli aumenti dei dipendenti, del direttore e quello praticato sul proprio emolumento. Secondo la sentenza dei magistrati contabili, nessuna responsabilità si riscontra a carico dei sindaci revisori in quanto «l’esame dei bilanci non avrebbe consentito loro di desumere direttamente i singoli pagamenti indebiti effettuati». Lo stesso vale per i componenti del cda, tranne D’Agostino che sarebbe stato messo al corrente delle operazioni direttamente da Calissi. Particolare la posizione di Tozzi, deve risarcire una parte di una sanzione del Corpo Forestale dello Stato, pagata con i soldi della Fondazione e non con i propri.
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