Attenzione
Concordato in bianco per il Creaf
Il tribunale ha accolto la richiesta, nominati i commissari, 120 giorni per decidere
PRATO. Concordato in bianco per Creaf. Il tribunale ha accolto martedì scorso la richiesta, presentata il 5 agosto dalla srl omonima, affidando la procedura al giudice Raffealla Brogi. Contestualmente sono stati nominati i commissari Laura Caciolari, amministratore unico srl Creaf dal 2014 e il commercialista Leonardo Castoldi (uno dei curatori fallimentari di Sasch) che entro 120 giorni - questo il tempo massimo consentito dalla legge, ma probabilmente entro un mese la situazione sarà più chiara - presenteranno un progetto operativo grazie al quale si capirà se la società potrà operare “in continuità”. Questo è l’obiettivo: arrivare ad un concordato in continuità nel quale sia la srl Creaf a individuare i modi per saldare i creditori.
La situazione del centro di alta formazione di via Galcianese mai entrato in funzione, per il quale in undici anni sono stati spesi tra i 22 e i 23 milioni di euro in ristrutturazioni (una buona fetta, circa 13 milioni di fondi europei transitati attraverso la Regione) è stata affrontata ieri dalla commissione consiliare Controllo e garanzia, presieduta da Giorgio Silli di Forza Italia. A fare la relazione sull’ultimo sviluppo di una vicenda mai decollata e per la quale si tenta di evitare il crac, il vicesindaco Simone Faggi con delega alle partecipate. Ed è stato Faggi a ribadire una vicenda ormai nota: «La situazione è precipitata - ha detto - quando nell’ultima riunione dei soci (tutti pubblici, 80% delle quote della Provincia, il 10 del Comune di Prato, il 5 del Comune di Montemurlo e il restante suddiviso in piccolissimi pacchetti in mano agli altri Comuni del territorio ndr) è stato presentato un piano economico finanziario che prevedeva ulteriori risorse per due milioni e mezzo, tra parte corrente e parte degli investimenti, per ultimare la struttura. E’ stato a quel punto che i soci - ha proseguito Faggi - hanno ritenuto improcedibile la richiesta a fronte di un percorso che non garantiva la piena funzionalità del centro». Ed è così che è stato messo “un punto”a quello che il gruppo 5 Stelle ha già definito «un clamoroso spreco di risorse pubbliche. E la parola “fine” «a una intuizione legittima che nel 2003 - ha detto Faggi - poteva avere un senso ma che non ha mai portato a un progetto che riuscisse a camminare con le proprie gambe».
Messo nel cassetto il centro di alta formazione, poi diventato il Parco della tecnologia e della scienza, ora c’è da fare i conti con i soldi, una montagna, da restituire: i 13 milioni arrivati all’Europa, i 6 della provincia che a suo tempo chiese un prestito per foraggiare “lo scatolone”, prestito per il quale corrono ancora gli interessi di mora, qualche soldo dalla Regione, qualche finanziamento dai Comuni e poi i 700.000 euro che Creaf deve a privati, in prevalenze professionisti o tecnici, che hanno prestato opera durante la fase dei lavori infiniti. La strada per reperire liquidità - ha fatto presente Faggi - è una sola: «Mettere in vendita il capannone - ha detto il vicesindaco - che secondo una perizia vale almeno una ventina di milioni». Una strada obbligata, visto che l’edificio è l’unico bene cui può disporre la società che fino a ora l’ha gestito. Tra poche settimane si capirà se l’operazione potrà dare i risultati sperati.
Cristina Orsini
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