Proteste
Creaf, spunta anche il reato di bancarotta
Prato, non c'è ancora nessun indagato, ma il perito incaricato dalla Procura nell'indagine per malversazione ha aperto un nuovo capitolo
PRATO. Non solo malversazione, ma anche il più grave reato di bancarotta. É la novità che emerge, secondo quanto comunica il procuratore capo Giuseppe Nicolosi, dal lavoro del perito di Parma incaricato dalla Procura di Prato per una consulenza tecnico-contabile nell’ambito dell’inchiesta sul Creaf. Una consulenza di cui si attendono i risultati e, per il momento, almeno ufficialmente non ha ancora prodotto l’iscrizione di nomi nel registro degli indagati. Come aveva sottolineato ai primi di agosto, l’inchiesta della magistratura sul Creaf è indipendente sulla richiesta di concordato preventivo, anche se la Procura dovrà esprimere un parere obbligatorio.
L’inchiesta penale sul Centro di ricerca e alta formazione era stata avviata dalla Procura di Prato nell’aprile scorso, con l’obiettivo di capire che utilizzo hanno avuto i numerosi contributi, che ammontano a circa 25 milioni di euro, arrivati dall’Unione Europea e dalla Provincia per realizzare l’opera che, allo stato attuale, dopo tredici anni dall’acquisizione non ha avuto alcun utilizzo. Anzi, è ancora da completare con i primi interventi che sarebbero già da risistemare.
A far partire l’inchiesta è stato un esposto della consigliera comunale indipendente Marilena Garnier e la Guardia di finanza era entrata in azione acquisendo atti e documentazione in Provincia, nei Comuni e in Regione Toscana. Migliaia di atti a partire dal contratto di compravendita firmato nei primi anni del Duemila per passare da tutti gli appalti per ristrutturare le varie aree dell’ex fabbrica di via Galcianese . L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Lorenzo Boscagli, formulava inizialmente la sola ipotesi della malversazione, alla quale si è aggiunta adesso la bancarotta dopo la perizia contabile del consulente parmigiano. (f.a.)
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