Il dolore
Perseguita l’amante del marito
Per la 43enne accusata di stalking e lesioni personali è scattato il divieto di avvicinamento alla rivale
PRATO. Lui, lei e l’amante di lui, tutti di Prato. Una storia di ordinarie corna, finita però con un provvedimento restrittivo di divieto di avvicinamento per stalking, lesioni personali e violenza privata. Le misure, fra le quali c’è anche la perquisizione dell’abitazione e il sequestro di due telefoni cellulari, sono state disposte da un’ordinanza del gip del tribunale di Prato nei confronti di una donna pratese di 43 anni, la moglie del marito infedele. La vittima delle minacce, che ha più volte denunciato la rivale gelosa nel corso dell’ultimo anno, è l’amante, di qualche anno più giovane, dell’uomo.
Le indagini sono state condotte dalla sezione pg della Polizia municipale guidata da Roberto Platania, mentre a coordinarle è il sostituto procuratore Laura Canovai. Adesso la donna dovrà stare lontana dalla parte offesa per evitare conseguenze più gravi: almeno cinquecento metri dal domicilio. Oltre al divieto di avvicinamento dal domicilio e dai luoghi solitamente frequentati dalla donna, c’è anche quello di contattarla l’amante del marito per telefono o inviarle messaggi. Se la sua condotta persecutoria proseguisse, richierebbe anche il carcere.
La vicenda è iniziata nel 2015 quando, fra l’uomo e la quarantatreenne, che lavora in uno noto bar cittadino, è scoccata una scintilla, che presto si è trasformata in una relazione. Un legame extraconiuguale durato però solo qualche mese, non più di otto, e che sarebbe passato del tutto inosservato alle cronache. Una scappatella che l’uomo, incalzato dai sospetti e dalle domande insistenti della moglie, ha deciso di interromperlo privilegiando i figli e la famiglia. Non aveva però previsto la reazione della moglie, in un’escalation di gelosia che ricorda il film “Attrazione fatale” con Glenn Close e Michael Douglas, ma a parti invertite, con la moglie al posto dell’amante. Seppure non abbia raggiunto quella drammatica conclusione.
Alla donna non è bastata la confessione del marito ma, dopo averne scoperto l’identità, ha iniziato ad indagare sulla più giovane rivale. La pedinava, si appostava per controllarne i movimenti. Le scriveva messaggi minacciosi a raffica, utilizzando più di un cellulare, anche quelli non suoi. Fino a quando la vittima non si è decisa a presentare una prima denuncia. La situazione è ulteriormente degenerata nei mesi successivi: nonostante l’avviso di indagine e nonostante il legame extraconiugale fosse finito da mesi, l’indagata ha continuato a coltivare un sordo desiderio di vendetta, sempre rivolta nei confronti dell’altra donna e mai del marito. Anzi, l’indagata scattava dei selfie dove compariva insieme al marito in momenti teneri, visi attaccati e sorridenti, e poi le inviava alla rivale dal telefonino con messaggi del tenore: “hai visto, me lo sono ripreso”; e ancora: “Non ti libererai facilmente di me”.
La fissazione negli ultimi mesi, fra luglio e agosto, è degenerata in veri e propri atti persecutori e violenti. Telefonate e messaggi offensivi e minacciosi. La vittima si è trovata faccia a faccia con l’indagata che è andata a trovarla nel locale pubblico dove lavora: scenate, urla e offese pesanti davanti ai clienti, anche alla presenza di bambini (entrambe le donne hanno figli, ma l’amante è separata). La vittima ha anche denunciato agli inquirenti di essere stata attesa sotto casa una decina di volte e di essere stata insultata ed aggredita dall’altra, che le ha strappato il cellulare e glielo ha scagliato contro, tanto da doversi recare al pronto soccorso per lesioni e contusioni.
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