Sicurezza
Insegnanti sballottati da una città all’altra - Video
Prato, accettate poche richieste di modifica ai trasferimenti decisi dal Miur. Docente di musica costretta a lasciare Prato per trasferirsi a Jesolo
PRATO. Volti tesi e poca voglia di sorridere per tanti insegnanti dell'infanzia, primaria e delle medie chiamati, ieri e lunedì, dall'Ufficio scolastico provinciale per trovare una conciliazione al loro trasferimento assegnato dal Miur a fine luglio. Per pochi di loro però è stata trovata una soluzione: 56 erano le richieste da parte degli insegnanti delle primarie e infanzia, solo 23 quelle accolte con soluzioni "riparatrici", 11 per le medie e 6 quelle accettate con soluzioni date dal Ministero e non concertate con i professori.
C'è la storia di Francesca Cini, prof di musica di Prato che ha ricevuto l'assunzione in una scuola di Jesolo, la cui provincia era stata da lei indicata all'ottantunesimo posto delle preferenze. Lei sperava di restare in zona, ha chiesto la conciliazione e il Miur le ha proposto Vicenza, città anche questa fuori mano.«"Perché persone con punteggio più basso del mio sono state assegnate alla Toscana? -si domanda- Non capisco, è' stata fatta un'operazione illegittima; sono costretta ad accettare la prima proposta, ho già fissato l'albergo e domani mattina (oggi ndr.) mi presenterò a scuola, perché in caso di assenza verrei licenziata subito. Procederò poi con un eventuale ricorso e chiederò per il momento l'assegnazione provvisoria a Prato, ma il mio contratto e' per tre anni legato alla scuola veneta».
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Non è andata tanto meglio neppure ad Alessandra Muroni, prof di arte di Prato. Anche lei aveva chiesto la provincia e Firenze, invece è stata assegnata a Barga e a Bagni di Lucca, un incarico triennale tra Lunigiana e Garfagnana. E' stata accolta la sua domanda di conciliazione e le hanno proposto una scuola di Lucca. Ha accettato a malincuore perché l'altra destinazione non era fattibile logisticamente, ma questo le impedisce di procedere con successivi ricorsi contro l'amministrazione.
«Accetto, ma così decadono i miei diritti, e non capisco perché 26 persone con punteggi inferiori al mio sono invece stati assegnate agli ambiti da me richiesti, ed io invece spostata». C'è poi Giovanna Bencardino, venti anni di insegnamento alle superiori sul sostegno in Campania. Lei è stata assegnata in una scuola dell'ambito territoriale sud di Prato sebbene avesse espresso la richiesta di restare nella sua regione. Si è vista superare da 118 persone con punteggio inferiore che invece hanno avuto l'incarico non lontano da casa, in Campania appunto. Ha chiesto la conciliazione e, beffa del destino, e' stata assegnata ancora una volta a Prato, questa volta in una scuola nord della città. Il vantaggio? Nessuno.
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«Da quando ho ricevuto la proposta dell'assegnazione mi hanno tolto la vita. E' stata un'offesa verso me stessa, sono un'insegnante, non faccio l'insegnante solo per lavorare». La sua famiglia resterà a Salerno e lei valuterà se chiedere l'assegnazione provvisoria. Le storie sono ancora tante e lasciano l'amaro in bocca. Alcuni hanno delegato i sindacati, altri come un docente di musica di Caltanissetta si è fatto rappresentare dall'avvocato Rita Grossi. La situazione è davvero complessa e la procedura ministeriale fa acqua da tutte le parti. I sindacati Cgil, Cisl e Gilda, ieri presenti, chiedono trasparenza e sono pronti a far scattare la denuncia contro il Miur.
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