Il Tirreno

Prato

Minaccia e perseguita per mesi l'amante del marito

Francesco Albonetti
Anche molestie telefoniche nel caso di stalking (foto d'archivio)
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Anche molestie telefoniche nel caso di stalking (foto d'archivio)

Prato, per la donna accusata di stalking, lesioni personali e violenza privata scatta il divieto di avvicinamento alla rivale

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PRATO. Lui, lei e l’amante di lui, tutti di Prato. Una storia di ordinarie corna, finita però con un provvedimento restrittivo di divieto di avvicinamento per stalking, lesioni personali e violenza privata. Le misure, fra le quali c’è anche la perquisizione dell’abitazione e il sequestro di due telefoni cellulari, sono state disposte da un’ordinanza del gip del tribunale di Prato nei confronti di una donna pratese di 43 anni, la moglie del marito infedele. La vittima delle minacce (assistita dall'avvo cato di Firenze Fabio Generini), che ha più volte denunciato la rivale gelosa, è l’amante, di qualche anno più giovane.

Le indagini sono state condotte dalla sezione Pg della polizia municipale guidata da Roberto Platania, mentre a coordinarle è il sostituto procuratore Laura Canovai. Adesso la donna dovrà stare lontana dalla parte offesa per evitare conseguenze più gravi: almeno cinquecento metri dal domicilio, prevede il divieto di avvicinamento, ma anche dai luoghi solitamente frequentati dalla donna. Divieto anche di contattarla per telefono o inviarle messaggi, altrimenti rischia il carcere.

La vicenda è iniziata nel 2015 quando, fra l’uomo e l'amante, che lavora in uno noto bar cittadino, è scoccata una scintilla, che presto si è trasformata in una relazione. Un legame extraconiuguale durato però solo qualche mese, non più di otto, quando l’uomo, incalzato dai sospetti e dalle domande della moglie, ha deciso di interromperlo privilegiando i figli e la famiglia. Non aveva però previsto la reazione della moglie, in un’escalation di gelosia che ricorda il film “Attrazione fatale” con Glenn Close e Michael Douglas, ma a parti invertite, con la moglie al posto dell’amante.

Alla donna non è bastata la confessione del marito ma, dopo averne scoperto l’identità, ha iniziato ad indagare sulla più giovane rivale. La pedinava, si appostava, le scriveva messaggi minacciosi a raffica utilizzando più di un cellulare. Fino a quando la donna non si è decisa a presentare una prima denuncia. La situazione è ulteriormente degenerata nei mesi successivi: nonostante il legame extraconiugale fosse finito, l’indagata ha continuato a coltivare un sordo desiderio di vendetta, sempre rivolta nei confronti dell’altra donna e mai del marito. Anzi, l’indagata scattava dei selfie dove compariva insieme al marito in momenti teneri e poi le inviava alla rivale dal telefonino con messaggi del tenore: “hai visto, me lo sono ripreso”; e ancora: “Non ti libererai di me”.

La fissazione negli ultimi mesi, fra luglio e agosto, è degenerata in veri e propri atti persecutori e violenti. Telefonate e messaggi offensivi e minacciosi. La vittima si è trovata faccia a faccia con l’indagata che è andata a trovarla nel locale pubblico dove lavora: scenate, urla e offese pesanti davanti ai clienti, anche alla presenza di bambini. Entrambe le donne hanno figli, ma l’amante è separata. La vittima ha, infine, denunciato di essere stata attesa sotto casa una decina di volte e di essere stata insultata ed aggredita dall’altra, che le ha strappato il cellulare e glielo ha scagliato contro, tanto da doversi recare al pronto soccorso per lesioni e contusioni.

 

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