Il dolore
«Ogni angolo racconta storie di vite interrotte»
Gioele è partito da Cantagallo. Da giorni si arrampica tra le macerie per portare il cibo ai vigili addetti a scavare
PRATO. Dopo quella maledetta notte che il 24 agosto scorso ha squarciato il cuore dell’Italia non ha avuto dubbi e senza pensarci due volte ha deciso di partire per aiutare chi è rimasto senza una casa e senza una speranza. Gioele Scavuzzo, classe 1991, è il più giovane dei consiglieri comunali di Cantagallo e da sabato scorso si trova ad Amatrice, cittadina simbolo dell’Italia ferita dal sisma, a prestare servizio per il Corpo Italiano di Soccorso dell'Ordine di Malta. Studente di mediazione culturale, professione che già esercita, è alla sua prima esperienza in una situazione di emergenza, anche se l’anno scorso ha partecipato ad alcune operazioni di soccorso dei migranti al largo di Lampedusa e da diversi anni è volontario della Misericordia di Vaiano. «Subito dopo il terremoto ho dato la mia disponibilità a partire nella prima data utile – spiega Gioele –, appena sistemati alcuni impegni improrogabili di lavoro. Non sapevo cosa mi aspettasse, ma non ho avuto dubbi sulla partenza. Il primo impatto è stato orribile – racconta – : vedere tutte quelle case distrutte, spaccate a metà, con dentro libri, giocattoli, fotografie. Poi ci sono le scosse. Ti ci devi abituare. Anche la notte si riesce a dormire poco». Proprio mentre parliamo la voce di Gioele si interrompe un attimo. Un’altra scossa. Il campo base di Gioele è il palazzetto dello sport di Amatrice, dove, oltre agli sfollati, dormono molti volontari come lui, i giornalisti e i motociclisti. «Sono arrivati enduristi da tutta Italia – ci spiega –. Con le loro moto sono gli unici che riescono a raggiungere le frazioni che sono rimaste isolate e portare loro i soccorsi». E c’è già chi li ha ribattezzati “gli angeli col casco”. I volontari dell’Ordine di Malta sono in tutto una settantina ad Amatrice e 5 i ragazzi toscani del gruppo di Gioele: oltre a lui, uno di Firenze, due di Pistoia e un altro pratese, di Montemurlo. «Gli altri quattro sono “veterani” – spiega Scavuzzo –, hanno già prestato servizio per il terremoto dell’Aquila. Io sono l’unico alla prima esperienza». I loro compiti riguardano l’assistenza sanitaria, lo stoccaggio e la gestione materiale degli aiuti provenienti da tutta Italia, l’appoggio logistico alle associazioni presenti e il supporto ai vigili del fuoco nella zona rossa. «Portiamo loro acqua, sali e barrette energetiche – racconta Gioele – . Fanno un lavoro molto pesante perché devono demolire quello che resta delle case affinchè non siano più pericolose. Stanno tutto il giorno sul posto, senza potersi muovere. Per muoversi all’interno della zona rossa bisogna essere agili – spiega – , ma anche accorti: se si cerca di fare gli eroi si rischia di far male a se stessi e agli altri. Seguiamo sempre le indicazioni dei vigili del fuoco, che ci dicono quando è troppo pericoloso entrare. La situazione cambia da un momento all’altro. Ad esempio con la scossa di domenica pomeriggio – di magnitudo 4.4 – sono crollate molte delle case che erano rimaste a metà». Il giovane consigliere racconta che i ragazzi sono rimasti in paese, non ci pensano nemmeno ad allontanarsi perché vogliono fare il massimo per la loro Amatrice, e che si organizzano ronde “clandestine” per tenere lontani gli sciacalli dalle case. I bambini giocano nelle tende della Protezione civile con i giochi che sono arrivati per loro da tutta Italia e sembrano così dimenticarsi della tragedia almeno per un po’. Mentre i più provati sono gli anziani. «Sono disillusi – commenta –. Li vedi vagare come fantasmi e si capisce che sono disorientati dal trovarsi in mezzo a tutte queste persone in divisa». Poco lontano dal palazzetto anche l’obitorio, dove si consuma il rito più triste di questo dramma, quello del riconoscimento delle vittime. Alla domanda su quale sia la difficoltà maggiore della vita al campo Gioele risponde: «A parte quella emotiva, soprattutto i primi giorni, nessuna. Se proprio mi impegno a pensarci ci sono pochi bagni per tante persone, ma non ci faccio nemmeno caso. Sono qui da pochi giorni, ma mi sembra di esserci da più di una settimana. Qui tutti si aiutano. Ci sono centinaia di volontari, e tante persone che non hanno più niente, ma che non hanno perso la gentilezza e la dignità. Molti di loro hanno accettato quello che è successo, e mi chiedo davvero se anch’io nella loro situazione sarei capace di fare lo stesso. Nella drammaticità della circostanza – commenta poi con la voce rotta che tradisce l’emozione – è bello vedere come tutta l’Italia si sia stretta intorno a questa gente».
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