Il lutto
Infortunio nascosto La Procura ordina nuovi accertamenti
PRATO. Poteva salvarsi il muratore marocchino di 65 anni morto lo scorso 14 luglio all’ospedale di Prato dopo essere caduto da un lucernario di un capannone in via Papi? È la domanda a cui dovrà...
PRATO. Poteva salvarsi il muratore marocchino di 65 anni morto lo scorso 14 luglio all’ospedale di Prato dopo essere caduto da un lucernario di un capannone in via Papi? È la domanda a cui dovrà rispondere il medico legale Luciana Sonnellini, che è stata incaricata dal sostituto procuratore Francesco Sottosanti di compiere alcuni accertamenti sulle cause della morte di Naiym Ejilali, deceduto nel reparto di rianimazione del Santo Stefano dopo alcune ore di agonia.
Il caso, su cui è stato aperto un fascicolo per omicidio colposo, è molto delicato, perché l’infortunio sul lavoro fu tenuto nascosto dal titolare della ditta edile che aveva ingaggiato al nero il muratore marocchino. Naiym stava lavorando sul tetto del capannone quando cadde da un’altezza di cinque metri per la rottura del lucernario.
Il titolare della ditta edile era lì con lui, ma anziché chiamare l’ambulanza pensò di risolvere le cose alla buona. Probabilmente pensò che il sessantacinquenne non si fosse fatto troppo male e così lo mise in macchina e si mise a girare per la città, senza uno scopo apparente. Ma dopo un paio d’ore Ejilali perse conoscenza e allora l’ambulanza fu chiamata, ma fu detto che l’uomo aveva accusato un malore, una crisi glicemica.
In ospedale emerse la verità: le fratture e le lesioni interne riscontrate dai medici erano incompatibili con un malore e il titolare della ditta edile fu costretto ad ammettere che aveva avuto paura a chiamare l’ambulanza. Ora la figlia del muratore chiede giustizia e la Procura è decisa a capire se un tempestivo soccorso a Naiym Ejilali avrebbe potuto salvargli la vita.
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