Il Tirreno

Prato

Misericordia in guerra, ecco che cosa c'è in ballo

di Paolo Nencioni
Prima nemici, ora quasi amici: Daniele Bartoletti e Massimiliano Iacolare
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Prima nemici, ora quasi amici: Daniele Bartoletti e Massimiliano Iacolare

Tra le contestazioni di Prato a Oste c'è anche l'aver affidato parte dei lavori della nuova sede alla ditta del vice presidente. Bartoletti: "Abbiamo speso meno e non è vero che abbiamo il bilancio in rosso"

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PRATO. Tra i motivi che hanno guastato i rapporti tra la Misericordia di Prato e la sezione di Oste, impegnate da martedì in un inedito e paradossale braccio di ferro sulla proprietà della sede di via Scarpettini, c’è anche l’affidamento alla Nuova Ferrobox di Aldo Feola, vice presidente della sezione di Oste, di una cospicua commessa nei lavori di costruzione della nuova sede, inaugurata nel 2010. Teoricamente ci sarebbe stato un conflitto di interessi, ma la cosa fu fatta passare e riemerge ora nel pieno dello scontro tra Prato, che ha inviato il commissario Massimiliano Iacolare per sostituire il presidente Daniele Bartoletti, e Oste che non vuole consegnargli le chiavi perché accusa Prato di aver tentato di vendere una parte della sede senza dire nulla ai montemurlesi.

«Certo, ci contesteranno anche questo - commenta Bartoletti - ma se all’epoca ci fossimo rivolti a un’azienda esterna anziché a quella di Feola avremmo speso di più degli 800.000 euro che poi sono stati spesi». Le contestazioni formali che hanno portato al commissariamento sono due: un paio di assegni circolari per 25.000 euro tratti da un conto intestato alla Misericordia di Prato e ora in cassaforte a Oste; e il presunto debito di bilancio di 128.000 euro della sezione. «Non è vero - ribatte Bartoletti - L’ultimo bilancio, certificato da Prato, come quelli precedenti, lo abbiamo chiuso in attivo di 125.000 euro, considerando la parte patrimoniale e quella di cassa».

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Ma a far precipitare la situazione, come hanno lasciato intendere il presidente regionale Alberto Corsinovi e lo stesso vescovo di Prato Franco Agostinelli, è stata le decisione della sezione di Oste di intentare una causa civile sull’accertamento della proprietà senza passare dagli organi interni. Secondo Prato il regista di tutta l’operazione è l’avvocato Filippo Toccafondi, che si tiene costantemente in contatto con Bartoletti per decidere di ora in ora le mosse da fare.

Dopo le prime 36 ore di scontro al calor bianco, quando il presidente Corsinovi è arrivato a portare anche un “pappagallo” al commissario temendo che non lo facessero andare in bagno, la convivenza forzata tra Iacolare e Bartoletti a Oste si è quasi normalizzata. Ora il commissario può uscire senza il timore che non lo facciano rientrare, perché lui e i ribelli hanno capito che, non essendo ancora esecutivo il commissariamento (serve la decisione del giudice), che stia dentro o fuori cambia poco. Non si può ancora dire che Bartoletti e Iacolare siano diventati amici, ma ci tengono a far sapere che si rispettano come confratelli. Iacolare passa la notte nella sala volontari guardando le Olimpiadi e lavorando al computer (è anche responsabile della Misericordia di Camaiore), gli ammutinati stanno in un altro locale e guardano anche loro le Olimpiadi.

La tregua però potrebbe finire da un momento all’altro, perché il commissario, in attesa della conciliazione obbligatoria fissata dal giudice civile (e della decisione sull’opposizione al commissariamento), non esclude che la Misericordia possa chiedere un atto di precetto per farlo entrare di forza. «Ho bisogno di vedere le carte, devo entrare in quella stanza» spiega. Infine due date suonano sospette ai ribelli di Oste. 5 agosto: il sindaco Mauro Lorenzini, che già l’anno scorso si era informato con Bartoletti sulla possibilità che una parte della nuova sede fosse venduta, chiede i locali della vecchia sede per sistemarci alcuni profughi e incassa un secco no perché in precedenza c’erano stati grossi problemi di ordine pubblico. 8 agosto: arriva il commissariamento della sezione.
 

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