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Tra Prato e Oste è guerra di trincea

Tra Prato e Oste è guerra di trincea

Commissario e volontari presidiano la sede, l’avvocato impugna il provvedimento della casa madre: «Non è esecutivo»

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PRATO. Lui non si muove, loro non si muovono. Continua la guerra di trincea tra la Misericordia di Prato e la sezione di Oste, occupata da martedì pomeriggio dai volontari e dal presidente Daniele Bartoletti, che non vogliono consegnare le chiavi al commissario Massimiliano Iacolare, nominato dalla casa madre.

Iacolare, che ieri ha ricevuto la visita della moglie e della figlia di appena un mese, rispetta la consegna e rimane a presidiare la posizione, così come i “ribelli” di Oste.

Ieri pomeriggio, dopo una notte passata al fianco del commissario, se n’è andato Alberto Corsinovi, presidente della Federazione regionale delle Misericordie.

In mattinata è stato formalmente notificato alla sezione di Oste l’atto di commissariamento firmato dalla Misericordia di Prato. Ma l’atto, spiega l’avvocato Filippo Toccafondi, che assiste Oste, non è esecutivo. In altre parole, si tratta di un atto da privati, che non dà al commissario il potere di cacciare i volontari di Oste con la forza pubblica. L’avvocato Toccafondi lo ha subito impugnato davanti al giudice civile e solo quando il giudice si esprimerà sulla fondatezza dell’atto si potrà dire se questo è efficace oppure nullo. Nel frattempo, però, Prato ha disattivato le linee telefoniche e Oste sta tentando di riattivarle a nome della sezione. Questi, secondo l’avvocato Toccafondi, sono “atti di spoglio”, che potrebbero non essere giustificati.

«Iacolare è come uno di quei soldati giapponesi lasciati a presidiare un’isoletta del Pacifico dopo la Seconda guerra mondiale» riassume l’avvocato Toccafondi.

Quanto alla mediazione proposta dal vescovo di Pistoia Fausto Tardelli (sospensione del commissariamento in cambio della consegna delle chiavi della sede), quelli di Oste fanno sapere che è stata accolta positivamente, ma che al momento non è possibile accettarla. Se ne parlerà tra qualche giorno dopo una consultazione. Escluso che le chiavi siano consegnate al presidente Corsinovi, che si è già pronunciato per Prato.

Sull’oggetto del contendere, cioè la volontà di Prato di vendere una parte della sede di Oste, i ribelli sostengono che l’eventuale vendita andrebbe a incidere sui servizi attualmente svolti, e dunque non cedono. È circolata anche una voce secondo la quale la Misericordia di Prato sarebbe interessata a trovare locali per l’accoglienza di stranieri, ma l’avvocato Toccafondi dice che la voce non ha trovato conferma.

Mercoledì sera un gruppetto di volontari ed ex volontari della Misericordia è andato a portare solidarietà (e pizzette) al commissario Iacolare, ma gli altri volontari, la maggioranza, non li hanno fatti entrare. «I volontari che in questo momento stanno occupando la sede - ha precisato una delle ex volontarie - non ci rappresentano e non siamo d’accordo con la loro protesta. Abbiamo provato a portare da mangiare e da bere al commissario ma ce lo hanno impedito, strappandoci di mano il vassoio con le pizzette, che non è mai stato dato a Iacolare. Lo riteniamo un atteggiamento indecente, per niente in linea con lo spirito di fratellanza che da sempre muove la Misericordia».

Fino al tardo pomeriggio di ieri non si sono registrate novità dal fronte di Oste e col calare della sera i volontari e il commissario si sono apprestati a passare un’altra notte, la terza, di forzata convivenza.

Paolo Nencioni

Francesca Vattiata

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