Il Tirreno

Prato

Alessandro, da Prato a Leuca in bicicletta

Francesca Vattiata
Alessandro, da Prato a Leuca in bicicletta

 Ha percorso 1200 chilometri in dieci giorni con la sua bicicletta, 59 ore di sella tra mille avventure: la storia di un trentenne pratese

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Ha percorso 1200 km in dieci giorni con la sua bicicletta, 59 ore di sella in tutto per percorrere l’Italia in diagonale, da Prato fino a Leuca, su e giù per i dislivelli della dorsale appenninica, attraversando percorsi laterali e poco conosciuti, tra avversità e difficoltà di ogni tipo, alla ricerca di identità perdute, quella di un’Italia fuori dalle strade battute del turismo estivo e l’altra, quella della sua identità personale e della sua evoluzione. Alessandro Cornacchia, 30 anni, di Prato, racconta la sua avventura per le strade del centro e sud Italia attraverso paesini, panorami e varie avversità vissute in sella alla sua bicicletta tra il sudore, la fatica e l’entusiasmo pompato dall’adrenalina. D’altra parte, recita un antico motto, “ci sono due modi per diventare grandi: o leggi o viaggi”. Alessandro ha scelto il viaggio in solitaria, sostenuto dalle sue gambe, per crescere. E lo ha fatto tre giorni dopo che il suo contratto presso una grande catena del commercio era scaduto. Ex titolare di una ditta che si occupava di giardinaggio, costretto a lasciare a causa delle spese divenute troppe impegnative, riciclato poi al commercio con un contratto a tempo determinato, a un certo punto ha deciso di mettersi alla prova e di guardare le cose con occhi nuovi, con lo sguardo lento del tempo pedalato, cercando un contatto nuovo con la gente e l’ambiente circostante.
La sua avventura è cominciata con il vento a favore e una notte trascorsa in un pollaio, ospitato da una coppia di contadini toscani, per poi proseguire verso l’Umbria e poi ancora più giu, verso l’Abruzzo, infine la Puglia, senza più il saliscendi degli Appennini ma con un’avventura ancora tutta in salita, scampato all’assalto di cani affamati, due incendi, prostitute di strada che come Scilla e Cariddi provano a rallentare la corsa di Ulisse verso la meta.
«Ho trovato tanta gente disposta ad aiutarmi – racconta Alessandro – quando spiegavo loro che stavo attraversando l’Italia in bicicletta mi sorridevano e si mostravano solidali. In Abruzzo mi hanno soprannominato “zingaro tecnologico” perché sulla bici avevo installato alcuni pannelli solari utili per ricaricare la power bank e far funzionare poi il cellulare. Per il resto ho vissuto senza elettricità, senza i consueti agi, con la sola forza delle gambe. Anche se le gambe non bastano perché questi viaggi si fanno con la testa». «In Puglia – continua – ho conosciuto compagni di viaggio che mi hanno poi soprannominato “la lince del Salento”, per la scaltrezza con cui ho risolto alcune brutte situazioni. Una scaltrezza – conclude – che non mi è bastata per tornare a casa, visto che le Ferrovie, con la loro incomprensibile burocrazia, mi hanno impedito di caricare la bici sul treno per far ritorno a casa. Ho provato anche a tornare in nave e in autobus, ma niente da fare. I viaggiatori ecologici capaci di risolvere mille difficoltà pratiche, si ritrovano impotenti di fronte alla burocrazia. Per tornare a Prato ho dovuto, infine, contattare i miei familiari. Assurdo essere stati capaci di scappare dall’assalto dei lupi e dei cani e non riuscire poi a caricare la bici su un treno».

 

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web