Il Tirreno

Prato

Nei cortili delle fabbriche miniorti da coltivare

di Maria Lardara
Gli orti realizzati in via Genova
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Gli orti realizzati in via Genova

Prato, Stefania Rinaldi dell'associazione "Cut" non fa ancora nomi ma ammette di essere stata contattata da alcuni lanifici del Macrolotto e da alcune realtà industriali della Val Bisenzio per creare un angolo verde nei propri stabilimenti

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PRATO. Zappare e annaffiare la terra nelle pause di lavoro? Cementa lo spirito di gruppo e fa bene al rendimento delle risorse umane. Sembra impossibile ma qualche imprenditore pratese col pollice verde ci starebbe facendo un pensierino, con l'idea di allestire un orto aziendale a disposizione dei propri dipendenti. Stefania Rinaldi dell'associazione "Cut" non fa ancora nomi ma ammette di essere stata contattata da alcuni lanifici del Macrolotto e da alcune realtà industriali della Val Bisenzio per creare un angolo verde nei propri stabilimenti: un modo per legare con la terra e, perchè no, con i colleghi. Non solo orti urbani, dunque: prende piede anche a Prato la moda degli orti in fabbrica come luoghi di aggregazione fra lavoratori su cui hanno fatto scuola colossi come Microsoft, Diesel, Unicredit, solo per citare alcuni dei più recenti casi.

Frutta e verdura coltivati sul posto di lavoro, magari serviti e consumati sui tavoli della mensa aziendale, secondo il principio del chilometro zero: la buona pratica dell'orto in fabbrica è già stata sperimentata a fine giugno nel piazzale interno della corte di via Genova dove da tempo i capannoni tessili sono fucina di creatività grazie alla presenza dell'atelier "Studio Corte 17" e "Tribeca Factory". Insieme a queste realtà l'associazione "Cut" ha fatto da apripista con il progetto degli orti in fabbrica intorno al quale è stata costruito un cartellone estivo di attività didattiche per famiglie: vecchie casse di filati vengono riciclate come cassette per la coltivazione di frutta e verdura sempre nella filosofia dell'agricoltura sinergica già sperimentata per gli orti urbani.

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«Con queste due realtà - spiega Stefania Rinaldi - si è creato una sinergia nell'ottica di quella sostenibilità e rigenerazione urbana che poi è alla base del nostro impegno. Io mi occupo dei laboratori didattici, Studio Corte 17 e Tribeca Factory pensano agli eventi e alla manutenzione dell'orto». Un po' giardino e un po' orto, il piazzale della corte di via Genova su cui s'affacciano i capannoni non è più uno spazio "grigio" e anonimo ma risplende ora di luce nuova. "Orti in fabbrica" e "Spazi InVasi" sono due modelli spendibili in città. E adattabili a ogni situazione.

«Alcuni condomini di Maliseti e Iolo - racconta l'infaticabile Stefania - mi hanno chiesto come provare a l'orto in cassetta per sfruttare il piazzale di cemento che sorge fra i palazzi». Che siano orti urbani, aziendali o condominiali, scolastici o sociali, in questa città l'orto-mania sta prendendo sempre più campo.

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