Il Tirreno

Prato

In via Arcangeli spunta l’orto urbano

di Maria Lardara
In via Arcangeli spunta l’orto urbano

Prato, fazzoletti di terra per coltivare cavoli, pomodori e lattughe: benvenuti allo Spazio InVasi, come lo ha ribattezzato pensando a un'invasione "green" della città Stefania Rinaldi, operatrice culturale

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PRATO. Passando in auto non ci si fa caso nemmeno più di tanto, nella fretta di raggiungere il semaforo verde di fronte a porta Frascati. Ma la terra ha i suoi tempi lunghi e nove mesi ha impiegato per partorire i suoi frutti qui, in via Arcangeli, a pochi passi dalle mura antiche del centro storico. La sorpresa di un "community garden" con tutti i suoi profumi e colori si nasconde al numero 26, superando una cancellata grigia che lascia intravedere piante di ulivo. Una lunga striscia di terra in mezzo a un appezzamento di quasi 800 metri quadrati dal quale spuntano angurie, melanzane, zucchine, cavoli, lattughe, pomodori, peperoni, agli e cipolle: primizie di stagione nel primo orto urbano condiviso di Prato.

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Benvenuti allo Spazio InVasi, come lo ha ribattezzato pensando a un'invasione "green" della città Stefania Rinaldi, operatrice culturale (laurea all'Accademia di belle arti) e fondatrice dell'associazione "Cut" (Circuito urbano contemporaneo) ma soprattutto pioniera del progetto dei "community gardens" e degli orti urbani a Prato. E' lei a schiuderci le meraviglie di questo piccolo polmone verde incastonato in mezzo a una serie di edifici. Fazzoletti di terra che una decina di soggetti tra privati e associazioni ha chiesto in adozione, o meglio in comodato d'uso, a un proprietario privato prendendo la tessera dell'associazione di Stefania. In inglese si chiamano"urban farmers", contadini metropolitani che si cambiano d'abito e imbracciano zappa e rastrello, magari dopo una giornata di lavoro trascorsa in ufficio. Sono giovani, alla ricerca di uno stile di vita sano e sostenibile. E lo trovano in questi microcosmi di vita che respirano in barba alla cementificazione delle città.

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«Ho tante richieste - fa sapere Stefania - L'orto condiviso è pensato per creare relazioni e aggregazioni. Risponde all'esigenza sociale di fare comunità. Coltivare la terra non è un hobby qualsiasi come leggere un libro o andare in palestra. Se non l'annaffi, rinunci ai suoi frutti. Coltivare la terra obbliga l'uomo moderno, quello che corre sempre qua e là, a fermarsi. Ma il mio obiettivo è attivare e formare le persone perché gestiscano nuovi spazi». Le regole dello Spazio InVasi sono semplici: nessuna rete di recinzione, ogni "urban farmer" è consapevole del proprio pezzo in condivisione.

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Stefania incarna la figura del personal trainer per gli orti in città. Ha avuto un maestro speciale: Luca Mori, presidente dell'Ordine provinciale degli agronomi, le ha dato lezioni di agricoltura sinergica, un metodo molto rispettoso del suolo che sfrutta la consociazione di piante e fiori per alimentare la fertilità del terreno senza l'impiego di sostanze chimiche. Preziosa anche la collaborazione con l'Ordine degli architetti. Il contatto con la terra ha sempre risvegliato in Stefania un vissuto di ricordi ed emozioni legato alla sua infanzia nella campagna calabrese e alla figura della nonna. Prende così forma il sogno di costruire una rete di orti urbani e "community gardens" sull'esempio del giardino delle principesse di Berlino visitato più volte. «Prato può avere una vocazione europea, ho sempre colto degli elementi di similitudine con Berlino».

Stefania ci crede. Un anno fa realizza l'esperimento di un orto in cassetta al giardino Banci Buonamici. «Fu un successo ma durò una stagione. Cercavo un appezzamento nel cuore della città. Ho chiesto agli enti e alla Curia ma avere una risposta in tempi accettabili era difficile per via della burocrazia. Prato è costellata di tanti spazi verdi residuali tra le abitazioni e i condomini, alcuni in stato d'abbandono». Il progetto di un "community garden" caro a Stefania fa breccia nel figlio di un commercialista pratese, proprietario del terreno di via Arcangeli. Affare fatto: a novembre Stefania riesce ad ottenere le chiavi di questo spazio affascinante, che piace anche ad alcune realtà tra associazioni e cooperative sociali interessate a fare pratica di orto condiviso per finalità didattiche e inclusive. Qui anche le coop "Girasole" e "Kepos" hanno il loro pezzetto di terra coltivato dai ragazzi disabili. Poi ci sono i piccoli agricoltori in erba dell'asilo "Abbicì" che sorge proprio di fronte. L'ultima new entry è la coop "Pane & Rose" con il gruppo dei richiedenti asilo.

«Sono venuti a fare qui formazione per aprire degli orti urbani nelle case in cui alloggiano. Mi hanno consigliato delle verdure del loro paese: il 22 agosto pianteremo i semi. Per il futuro abbiamo il progetto di sviluppare un orto multietnico». E poi c'è "Riciclidea", ormai partner fisso di "Cut", che ha curato gli arredi dell'orto urbano con materiali di recupero e riciclo con cui si rinnoverà la collaborazione a breve quando, nell'ambito delle iniziative dedicate al Settembre a Prato, piazza Santa Maria in Castello si trasformerà in un orto urbano con laboratori per bambini. Intanto ci sono in ballo i 3 milioni di euro del bando regionale "Centomila orti in Toscana" cui aderisce anche il Comune di Prato. Stefania ha gettato un seme: il prototipo del suo orto sinergico è replicabile altrove, dal centro storico (in piazza San Domenico è nascosto un pezzo di terra in stato d'abbandono) alla periferia. Info: cutcircuitourbanotemporaneo.wordpress.com/

 

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