Sicurezza
Manca l’incarico: niente parcella da 40.000 euro
Il Comune di Prato vince la causa che lo opponeva all’avvocato Santiapichi. Al centro la vicenda del contenzioso legale con Estra
PRATO. Una parcella di quasi 40.000 euro a un avvocato che il Comune di Prato, a ragione, non liquiderà mai. Una storia di burocrazia al contrario (iniziata nel 2014) quella che ha come protagonista l'avvocato di Roma Xavier Santiapichi, incaricato dall'ex sindaco Roberto Cenni di rappresentare il Comune nella causa davanti al Garante della concorrenza contro Estra Reti Gas e Estra spa. Una vicenda, quella della gara del gas, che impegnò molto, sul fronte dei contenziosi, l'ex amministrazione di centrodestra e che ebbe anche soddisfazione: l'authority bacchettò - per abuso di posizione dominante - pesantemente il comportamento delle società nello scontro con il Comune. Talmente tanto che sulla relazione dell’authority la procura successivamente aprì un'inchiesta penale arrivata al dibattimento. Ma questa è un'altra storia.
Quella attuale, un unicum nel suo genere, riguarda, come si diceva, un caso di burocrazia al contrario. Perché invece di troppe di carte, in questa ne sono mancate parecchie. Diciamo tutte. L’avvocato Santiapichi, che in udienza c’è andato, non verrà pagato (per questa ultima tranche, le altre sono state liquidate e per importi notevoli) perché in realtà il legale non ha mai ricevuto dal Comune un incarico formale. Come ha sostenuto l’ufficio legale del Comune e come ha ribadito la sezione civile del Tribunale di Roma nella sentenza del 20 luglio scorso, «non vi è una determina con l’incarico, non ci sono impegni contabili e la documentazione allegata dal professionista (Santiapichi ndr) - si legge - non è idonea a vincolare l’ente (il Comune ndr) nè tanto meno costituisce riconoscimento di debito».
La documentazione presentata da Santiapichi - dopo solleciti, ricorsi, opposizioni e l’emissione di un decreto ingiuntivo rimasto non corrisposto, atti ai quali il Comune ha sempre controbattuto - riguardava «la corrispondenza intercorsa con il Comune che aveva riconosciuto il debito ancora prima del rilascio del parere di congruità il 20 marzo 2014», altre comunicazioni scritte, una proposta di deliberazione su carta intestata del Comune e l’assicurazione verbale che a conferire l’incarico era stato, a suo tempo, il sindaco. Ma siccome l’ente pubblico “parla” con gli atti, le “prove” del legale sono state ritenute assolutamente insufficienti. Ed è stato anche condannato a pagare le spese di lite al Comune (quasi 4.000 euro). Come è stato possibile non incaricare formalmente il legale? Misteri della burocrazia. (c.o.)
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