Sicurezza
Creaf, sono 23 i milioni da restituire
I conti in tasca all’abortito centro di alta formazione di via Galcianese per il quale è stato chiesto il concordato preventivo
PRATO. Un esposto alla procura della Corte dei Conti c’è già. Dalla primavera del 2011. A inviarlo, contestualmente a un esposto in procura, l’ex consigliere provinciale di Futuro e libertà Riccardo Bini (cui ha fatto seguito, quest’anno, il secondo della consigliera indipendente Marilena Garnier).
Brandelli di storia passata del Creaf, l’abortito centro di alta formazione o parco della tecnologia e della scienza di via Galcianese a un passo dal crac, oggi destinati a tornare d’attualità. Perché è convinzione di molti che la vicenda di quell’enorme scatola vuota mai entrata in funzione, che pesa sulle amministrazione di centrosinistra a partire dal 2004, per la quale è stato presentato il concordato preventivo che il tribunale dovrà accordare, diventerà materia, prima o poi, dei magistrati contabili.
In ballo c’è una montagna di soldi pubblici. Per esempio, i sei milioni e mezzo prestati dalla Provincia alla srl Creaf (per oltre 85% di proprietà dell’ente), erogati prima del 2010, utilizzati per 5 milioni 900.00 per i lavori sull’immobile e mai restituiti e con interessi di mora che hanno continuato a correre pari circa a 180.000 euro l’anno. Poi ci sono i circa 11 milioni di fondi europei transitati dalla Regione per tranche successive e bruciati, anche quelli, negli interventi di risanamento sul grande “bussolo”, così il direttore generale del Polo di Navacchio Alessadro Giari definì il Creaf quando, nel 2012, ci fu quel tentativo poi fallito di gestione comune. Nel caso dei finanziamenti europei si tratta di soldi erogati per uno scopo preciso e qualcuno, prima o poi, visto che l’obiettivo è stato mancato, li chiederà indietro. Non basta ancora, perché ci sono stati anche finanziamenti regionali diretti. Il tutto per ammontare complessivo che si avvicina ai 23 milioni. Il curatore quando e se verrà nominato, dovrà capire quale possa essere la strada più diretta in questa vicenda tortuosa per recuperare il massimo di liquidità e risarcire i creditori. Due le strade: affittare gli spazi (ciò che non si è riusciti a fare fino a ora) o vendere l’immobile che sulla carta varrebbe 16 milioni di euro. Anche questa appare una “mission impossible”.
Intanto sono i consiglieri 5 Stelle che chiedono la dismissione del Creaf «perché - scrivono Gabriele Capasso, Silvia La Vita e Mariangela Verdolini - deve finire questa emorragia di denaro pubblico». Una richiesta avanzata, per la verità, molto mesi fa. Ed è Marilena Garnier, consigliera indipendente e firmataria dell’esposto che ha innescato l’inchiesta della procura, a sostenere che «la richiesta di concordato preventivo è una sorta di “si salvi chi può” che arriva tardivamente e che non annulla le responsabilità».
Cristina Orsini
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