Il Tirreno

Prato

il caso

Chiara e Ilaria, il primo sì in Comune

di Maria Lardara
Chiara e Ilaria, a settembre la loro unione sarà sancita dal sindaco Biffoni
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Chiara e Ilaria, a settembre la loro unione sarà sancita dal sindaco Biffoni

Battesimo delle unioni civili a Prato. Sarà il sindaco Matteo Biffoni a celebrare il matrimonio fissato per il 30 settembre

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PRATO. Venerdì mattina la mano di Ilaria tremava, quella di Chiara era più ferma: davanti a loro, la funzionaria dell'anagrafe di piazza San Niccolò con i fogli delle pubblicazioni in mano. Anche lei, l'impiegata, emozionata. Effetto della prima volta. «Lei è la parte più istintiva della coppia», ammette Chiara parlando di Ilaria. Che della sua dolce metà invece dice: «Chiara è la parte più razionale». Gli opposti si attraggono, anzi stavolta si uniscono nel fatidico "sì" al cospetto della legge. Succederà il 30 settembre prossimo, a mezzogiorno, nella sala matrimoni del palazzo comunale. Giuridicamente si chiamano "unioni civili", di fatto Chiara Donati e Ilaria Pascucci convoleranno a nozze davanti al sindaco Matteo Biffoni.

Venerdì mattina hanno chiesto di lui, del primo cittadino. Che ha accettato di celebrare personalmente la cerimonia. Del resto l'amore tra Chiara e Ilaria, quarant'anni la prima e trent'anni la seconda, fa storia: il loro sarà il primo matrimonio tra persone omosessuali dopo la firma dei decreti attuativi del ddl Cirinnà. «Ci pensavamo da almeno due anni - racconta Ilaria - Senza questa legge molto probabilmente ci saremmo sposati nell'estate 2017 in Portogallo».

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E invece no, il loro sogno si coronerà a Prato, nella città che ha visto sbocciare il loro amore il 5 marzo 2012. A Chiara, assistente vendite in una catena della grande distribuzione con una laurea in archeologia in tasca, brillano gli occhi al ricordo del primo incontro con Ilaria, di professione tecnico informatico con l'hobby della fotografia. Fu alla stazione di Prato che per la prima volta s'incrociarono i loro sguardi. Ilaria era arrivata col treno da Roma, dove abitava prima di trasferirsi a Prato per convivere con Ilaria.

«Mi disse che ero bella come il sole: con quelle parole mi sciolsi subito», ricorda Chiara. Qualche settimana prima si erano conosciute su internet, su un forum di discussione del mondo gay. Era gennaio, tutte e due a casa in malattia. «In privato ci scambiammo il numero di telefono. Stavo rifacendo il letto quando il cellulare squillò. In realtà non sapevo come fare a rispondere, avevo un terribile mal di gola. Ma è stato come se si parlasse da sempre. Il 27 dicembre 2012 abbiamo iniziato a convivere».

Chiara è un vulcano di parole, si commuove. Non sono state rose e fiori, soprattutto quando ha fatto "outing" con la madre. «Al telefono le dissi che avevo conosciuto una persona. Inizialmente era contenta, poi le si gelò il sangue quando sentì il nome di una donna. I mie genitori non sanno ancora che ci sposeremo. Eppure vorrei tanto che mia madre venisse a scegliere con me il vestito di matrimonio. A proposito, vi dico che sarà di una semplicità estrema...».

E dunque fiori d'arancio siano, il 30 settembre prossimo. La parte burocratica è stata già sistemata ieri mattina. «La Cirinnà sarà anche una legge "zoppa" - dicono Chiara e Ilaria - ma intanto c'è. Finalmente non ci sentiamo più cittadini di serie "B". Non abbiamo solo diritti ma anche doveri».

Amor vincit omnia. Ma non è solo quello. Chiara la butta sul lato più pratico e giuridico. «Il matrimonio è una forma di tutela, non si sa mai nella vita. Se dovesse succedermi qualcosa, è giusto che sia Ilaria a decidere per me. L'unione civile sancisce una protezione che io voglio dare alla mia compagna e che lei vuole dare a me. E poi la fede al dito: vuoi mettere l'emozione di quel cerchietto intorno al dito?». Il loro "sì" scriverà così un pezzo di storia anche a Prato.

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«Ci tenevamo a essere le prime: in fondo - scherza Chiara - abbiamo sempre avuto un po' di manie di protagonismo». Intanto è scattato il conto alla rovescia: il giorno più bello è dietro l'angolo. Il viaggio di nozze sarà a Matera, capitale europea della cultura, una meta molto romantica. Ma il pensiero vola a chi è costretto ad amare in silenzio, tra mille paure e pregiudizi.

«Siamo felici di far conoscere la nostra storia - sottolinea Ilaria - sperando che i ragazzi più giovani trovino speranza nelle nostre parole perché non sempre è facile dichiararsi».

 

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