Sicurezza
Alice: utile in crescita e 275 dipendenti
I numeri della coop. «Per prevenire i reati contro chi assistiamo, seguiamo un iter ad hoc»
PRATO. Oltre 6 milioni di fatturato, più del 6,2% rispetto al 2014, 275 persone occupate (erano 215 nel 2013) e nuove prospettive di sviluppo. Sono i dati essenziali del bilancio 2015 della cooperativa Alice, pratese, da 37 anni, appena compiuti, attiva in vari ambiti, dai servizi per minori, salute mentale, anziani, disabili, alla gestione del Centro antiviolenza La Nara fino all'intercultura. Solo il fatturato e la crescita occupazionale, bastano a confermare l'andamento nazionale di un'economia, quella del terzo settore, che sembra non conoscere crisi. A Prato, secondo gli ultimi dati della Camera di Commercio sono 35 le cooperative sociali, il 6% di quelle che operano in Toscana (dove sono 584). «Le nostre aree di intervento che sono cresciute di più nel 2015 sono i servizi convenzionati agli anziani e quelli individuali ai disabili - spiega la presidente di Alice Gianna Mura - un risultato importante per noi perché in entrambi i casi sono frutto di una scelta precisa dei cittadini. Emerge però anche una fotografia della situazione critica generale del territorio perché la domanda è aumentata e gli enti pubblici non riescono più a dare risposte». Servono innovazione nelle possibili risposte ai problemi sociali e «sperimentare nuovi servizi mirati sui bisogni di un determinato momento della vita». Servizi che possano coprire una fascia sempre più ampia di popolazione pur mantenendo la sostenibilità economica. «Le coop sono una ricchezza perché noi investiamo in questo - precisa Mura - per questo abbiamo scelto di aprirci e fare sinergia». A settembre Alice firmerà infatti un accordo di rete con un'altra cooperativa sociale pratese, Pane & Rose con la quale già da tempo collabora su vari progetti. «Inizieremo condividendo l'area della progettazione e sviluppo - sottolinea la presidente - non si può fare tutto da soli mentre fare rete con altre realtà simili del territorio ti permette di ottimizzare i costi. Perché non avere, per esempio, un unico ufficio personale? Sono spinte importanti per liberare risorse da reinvestire». Non ci sono comunque ricette magiche per la crescita costante del settore secondo Mura. «Come tutte le imprese abbiamo una struttura da gestire, dipendenti da pagare quindi il bilancio va fatto quadrare ma i principi e i valori vengono prima di tutto - ci tiene a precisare - questo è quello che ci differenzia come categoria. Oggi si parla spesso di welfare aziendale, di dignità del lavoro ecco per noi è da sempre la base. Conosco ogni singolo dipendente di Alice, la nostra è sempre stata una politica di stabilizzazione dei lavoratori. Un esempio sono i contratti part time, con orari anche molto diversi, certo non semplici da gestire ma rispondono alle esigenze del singolo lavoratore. Che ha anche una vita privata e qui deve sentirsi parte di un progetto comune».
Certo anche le scelte imprenditoriali contano. «Una su tutte, a suo tempo, diventare anche cooperativa B per lo svolgimento di attività economiche finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, per aprirsi a nuove opportunità di mercato. Essendo anche agenzia formativa del consorzio Pegaso abbiamo fatto numerosi corsi di formazione per assistenti di base così abbiamo potuto ricollocare persone che venivano da ambiti molto diversi dal nostro». Quasi tutta al femminile, negli ultimi anni in Alice stanno crescendo anche gli occupati uomini. «Ancora poco meno del 18% nel 2015 ma sempre più uomini si avvicinano a questo settore dagli educatori, agli operatori sociali, agli animatori di comunità». Si tratta comunque di lavorare a stretto contatto con le persone e spesso in situazioni complesse che possono portare anche a momenti di stress. «Quando si lavora con gli anziani o i disabili o i minori capita, ma è importante sapere di poterne parlare e confrontarsi, non si viene mai lasciati soli». Non a caso Mura ha voluto fortemente intraprendere l'iter per l'adozione del modello organizzativo 231 relativo al decreto del 2001 sulla prevenzione dei reati. «Dal 2003 siamo certificati in qualità ma il modello 231 migliora certe procedure e le vede anche in un'ottica di legalità - chiarisce la presidente - Ci sono dei limiti al nostro agire sul lavoro e voglio che ci sia una procedura precisa e monitorata in azienda, nessuno deve avere dubbi sui comportamenti da tenere e su cosa si può o non si può fare, è un modo per garantire a tutti le condizioni migliori per lavorare». Le imprese sociali sono anche antenne dei territori. «Sarebbe utile che gli enti pubblici ci considerassero interlocutori competenti e si servissero della nostra esperienza e delle nostre osservazioni su alcuni temi o servizi». Ed essere una onlus fa la differenza: «mantenere i nostri valori nel tempo è fondamentale, per questo siamo entrati con una nostra referente anche nel progetto Generazioni di Legacoop che lavora proprio su questo, la trasmissione dei valori ai nuovi soci»,- conclude la presidente.
Camilla Bernacchioni
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