Il Tirreno

Prato

Girò in auto per oltre due ore con il muratore caduto dal tetto

Ilenia Reali
Il tetto dell'azienda da dove è precipitato il muratore
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Il tetto dell'azienda da dove è precipitato il muratore

Prato, le indagini ricostruiscono cosa accadde al sessantacinquenne marocchino morto per infortunio. Il volo ci fu tra le 12 e le 12,15. La figlia: «Adesso voglio giustizia. Chi ha sbagliato deve pagare»

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PRATO. Ha 27 anni, ha studiato in Italia e parla perfettamente la nostra lingua. Sa bene quali sono le nostre leggi e come ci si comporta in caso di infortunio. E' la figlia del muratore Naiym Ejilali morto 12 ore dopo un infortunio sul lavoro. A Facebook ha affidato il suo pensiero: "Adesso voglio solo giustizia. Chi ha sbagliato deve pagare. Riposa in pace daddy". Non vuole aggiungere altro. Questo è il messaggio che affida al pubblico, ai suoi amici.

Per il resto, ogni suo pensiero, preferisce rimanga privato insieme al dolore della famiglia. L'indagine sulla morte del padre nel frattempo è andata avanti i tecnici dell'Azienda sanitaria guidati da Luigi Mauro e i poliziotti della mobile di Francesco Nannucci, coordinati dal pm Sottosanti, hanno continuato a ricostruire cosa avvenne giovedì 14 luglio in via Papi quando il muratore, 65 anni, cadde dal tetto. L'unico elemento disponibile, durante il primo sopralluogo, era un lucernario rotto. Quello da cui Ejilali fece un volo di cinque metri.

Non si conoscevano altri particolari se non che quell'uomo, che qualche ora dopo sarebbe morto per le gravi ferite riportate nella caduta, non era arrivato senza conoscenza al pronto soccorso dell'ospedale per una crisi glicemica come dichiarato. Si era davanti a un infortunio sul lavoro. Uno degli infortuni mascherati come disse lanciando l'allarme sul caso il giorno successivo il procuratore capo della Repubblica Giuseppe Nicolosi.

Il datore di lavoro, sentito, ha ammesso quanto successo e soprattutto che lui, con il muratore gravemente ferito in auto, girò per oltre due ore senza metà. Era impaurito per le conseguenze. Adesso è iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo, probabile che la situazione si aggravi per "morte conseguente a un altro delitto".

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In base a un ricostruzione oggi più precisa. I due stavano lavorando al tetto di una fabbrica tessile di via Papi. Da tempo c'erano delle infiltrazioni d'acqua e c'era da catramare una parte della zona adiacente al lucernario. Il titolare della ditta edile, un pratese, aveva chiesto aiuto a Naiym Ejilali. Lo conosceva bene, era stato un suo dipendente anni prima. Erano tra le 12 e le 12,15 quando il muratore cade dal tetto. L'uomo ha fatto un bel volo. Ma in base a quanto riferito si rialza in piedi.

Il datore di lavoro lo fa camminare nello stanzone. Non sa cosa fare. Lo fa salire in auto e comincia a girare. Qui, dichiarerà, va nel panico, e gira. Finche Ejilali perde i sensi. A questo punto, sempre in base a una ricostruzione di quanto accaduto, sono le 15 circa viene chiamata l'ambulanza. Ai soccorritori non verrà dichiarata la caduta ma un malore. All'ospedale si renderanno conto che è qualcosa di molto diverso. Avvertono la polizia. Intanto Naiym Ejilali non ce la fa. E muore nel reparto di rianimazione del Santo Stefano.

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