Il Tirreno

Prato

Cassa integrazione straordinaria per cento all'Olimpias

Ilenia Reali
Cassa integrazione straordinaria per cento all'Olimpias

Preoccupazione per l'azienda del gruppo Benetton. L'ammortizzatore sociale è stato richiesto per un mese. Periodo nero per i filati

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PRATO. Cassa integrazione straordinaria a zero ore nell'azienda di filati del gruppo Benetton, Olimpias. La richiesta che coinvolge sulla carta tutti i dipendenti durerà un mese e, verosimilmente, girerà su 70 persone. Di fatto quasi uno stop della filatura di via del Lazzeretto che produce filati per maglieria.All'origine della richiesta di cassa integrazione, tra l'altro già attivata l'anno passato, c'è un forte calo di lavoro. Un calo che coinvolge entrambe le filature del gruppo, quella di Prato e quella di Caserta che nel frattempo applica il contratto di solidarietà. Un segnale per i produttori di filati. «La mancanza di lavoro - commenta il sindacalista che segue l'azienda per la Filctem Cgil Adolfo Martino - è piuttosto importante anche se i dati dell'anno passato erano forse ancora peggiori. Adesso ci sarà da capire cosa accadrà a settembre dal momento che in questo periodo non ci dovrebbero essere problemi di questo tipo, anzi».

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La cassa integrazione, viene storicamente, anticipata ai lavoratori dall'azienda che era stata, tra l'altro, anticipatrice nel distretto sia del contratto di solidarietà sia del turno domenicale. Il gruppo sta vivendo una fase di riorganizzazione con il trasferimento della produzione in Croazia e la scelta è vissuta con preoccupazione e come un campanello di allarme. Un campanello per la filatura pratese di Benetton (che comunque lavora anche contoterzi) ma in generale per tutto il settore dei filati. La conferma arriva dall'imprenditrice Raffaella Pinori. «Al di là delle scelte aziendali - commenta - che non posso conoscere. E' evidente che da giugno stiamo vivendo tutti una situazione di gelo. E' come se gli ordini avessero avuto un improvviso raffreddamento. Credo che influisca molto anche la situazione geopolitica complessiva. I compratori stanno prendendo tempo. Stiamo organizzando, come Consorzio, la fiera a Shanghai per settembre e saremo solo in otto». «E' un mese - interviene Stefano Milanesi di New Mill - molto particolare. La situazione geopolitica ha fermato tutto. Gli ordini sono fermi perché le grandi case di modo producono in Turchia e parte dei filati, circa il 70 per cento, sono italiani».

 

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