Il Tirreno

Prato

Manager e dottori a scuola di cinese

Manager e dottori a scuola di cinese

Apre in via Galcianese un maxi centro culturale, con bar e ristorante, dove si insegna anche l’ italiano: 3.000 mq, 350 alunni

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PRATO. Altro che vacanze al mare o in montagna. Non per tutti i bambini di Prato zaino e libri sono un ricordo. Per qualcuno l'estate è il momento ideale per ripassare la divisione in sillabe oppure l'analisi logica alla lavagna. In questo momento, 350 bambini e ragazzi cinesi stanno studiando alla "Città Proibita" di via Galcianese: non una scuola qualsiasi ma, come si legge sull'insegna rossa che campeggia sulla strada, un istituto internazionale di educazione e mediazione culturale. Oltre tremila metri quadrati di superficie suddivisi su due piani che accolgono trenta aule e, a piano terra, anche un bar e un ristorante di specialità orientali che strizza l'occhio alla moda del momento con la formula dell'apericena. «Questa è la scuola di italiano per cinesi più grande d'Italia dove organizziamo anche corsi di musica, danza, pittura, yoga, tai chi: un centro culturale vero e proprio, un laboratorio d'integrazione multiculturale», racconta la direttrice Shan Liu, in tasca una laurea all'università di Perugia e nel sangue tanta passione per Chopin e il pianoforte. Realizza un sogno Shan che aveva 21 anni quando arrivò in Italia, quello di dare ai suoi connazionali una possibilità d'integrazione attraverso l'apprendimento della lingua italiana: l'inaugurazione della "Città Proibita" è fissata per sabato 23, a partire dalle 19, alla presenza del console e delle autorità locali (invitato anche il sindaco Matteo Biffoni). Ma le aule già da una settimana sono piene di studenti.

Dalle ceneri di un ex capannone artigianale è stato così ricavato questo centro culturale che viene frequentato anche dagli adulti italiani - sempre più numerosi - interessati ad acquisire i fondamenti della lingua del Dragone per motivi di lavoro. È la stessa Liu a impartire in questo periodo lezioni d'italiano a una trentina di pratesi: tra loro, manager d'azienda, medici e impiegati.

Ore 11 di una mattina di fine luglio, alla "Città Proibita" non c'è un'aula vuota. Valentina è l'insegnante che manda avanti la classe più numerosa, dove i ragazzini cinesi ti accolgono con il sorriso sulle labbra e con un sonoro "Ciao". Sfogliano un libro di esercizi rigorosamente bilingue mentre sono intenti a seguire gli esercizi alla lavagna. Gli insegnanti che lavorano con Liu sono quasi tutti italiani, laureati in lingua e letteratura cinese. Ma non ci sono solo i più piccoli. In questo periodo sui banchi della "Città Proibita" siede anche un centinaio di adulti cinesi che dal lunedì al venerdì hanno la possibilità di frequentare tre moduli giornalieri per imparare l'italiano. «Tra loro, abbiamo anche persone di una certa età arrivate da poco a Prato. Vogliono lavorare e vivere qua e questo denota una volontà d'integrazione».

La scuola di Shan Liu è l'unica accreditata ufficialmente a Prato come sede d'esame per la certificazione dell'italiano (L2) che sostituisce il test di livello di lingua italiana richiesto dal ministero dell'Interno per ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo. Con l'apertura della "Città Proibita" in via Galcianese (al civico 93/M16) chiudono le due sedi che Shan Liu aveva aperto una decina di anni fa in via Donizetti e via dei Gobbi, strutture più piccole con la metà della aule rispetto all'edificio di via Galcianese. «Luglio e agosto - spiega Liu - sono mesi cruciali per la nostra attività didattica. Tante famiglie approfittano del periodo estivo per mandare a perfezionare l'italiano i figli che già frequentano la struttura pubblica». Si studia sodo, per diventare italiani.

Maria Lardara

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