Il dolore
«Cominciamo noi a superare la diffidenza»
L’artigiano Potenza racconta la collaborazione con le aziende cinesi e indica la via per integrarsi
PRATO. Dipingere una Prato cinese e una Prato pratese è un errore. E' un errore perché non corrisponde alla realtà e soprattutto non dà prospettive per il futuro. La comunità orientale è per Prato e i pratesi un'opportunità che va colta. E questo lo si può fare solo avviando una collaborazione proficua. A sostenerlo è Anselmo Potenza, artigiano ed ex presidente di Cna. E lo dice da un osservatorio, che lui definisce privilegiato. «Ho un'azienda che lavora con i cinesi e che si trova in via Tiepolo, una zona con una forte presenza orientale».
«La città reale - commenta Potenza - contrasta con una certa lettura che si vuol dare di Prato: non esistono due distretti e non sono mai esistiti. C'è una parte della comunità cinese che è illegale ma non possiamo prescidenre dal fatto che esiste già un intreccio tra le due realtà. Manca però un contesto favorevole affinché questo intreccio possa portare benessere a tutto il territorio. Non possiamo far finta di non vedere che le imprese più dinamiche sono quelle che hanno capito questo fin dai primi tempi. Penso alla farmacia Etrusca che del rapporto con la comunità cinese ne ha fatto un business».
A fronte di aziende che collaborano con la comunità orientale, secondo Potenza, c'è una città che legge la presenza dei cinesi a Prato solo come un problema di ordine pubblico.
«La discussione che io vedo è tutta legata al tema della sicurezza mentre secondo me la vera emergenza è la paura del futuro che viviamo e la paura del cambiamento. Il tema del lavoro, della crescita economica, invece deve riprendersi il centro della discussione. Senza dividerci tra pratesi, cinesi o nordafricani.
Prato è già una città multiculturale e ne dobbiamo prendere atto. La cultura cinese è una delle culture del mondo insieme a quella occidentale. Quindi dobbiamo chiedere rispetto delle regole ma non possiamo chiedere loro di annullare la loro cultura per la nostra. Dobbiamo esserre inclusivi per far crescere la nostra creatività e la capacità di saper fare oltre che di vendere i nostri prodotti del mondo. Se noi governiamo questo percorso e trasformiamo la presenza cinese in una collaborazione allora siamo difronte a un'opportunità imperdibile».
Per Anselmo Potenza è possibile farlo collaborando con le forze migliori di questa realtà.
«Non si può dire loro che sono tutti uguali. Noi abbiamo il dovere di distinguere. E con la parte che paga le tasse dobbiamo confrontarci e parlare. La concorrenza sleale del resto la pagano loro per primi. Ci sono imprese sane e con loro dobbiamo fare di più di quello che è stato fatto finora».
La critica di Potenza, un po' come quella dell'attuale presidente di Cna Bettazzi, è diretta al patto lavoro sicuro della Regione che «se non fa passo avanti fa emergere solo l'aspetto repressivo».
Al di là delle parole è però evidente che questa voglia di collaborazione da parte della comunità cinese è poco percepita. I rapporti sono difficili così come trovare controparti serie e disponibili.
«E' vero, c'è anche diffidenza da parte loro. Ma noi dobbiamo romperla. Ci sono muri da abbattere.
E va fatto mostrando loro la parte positiva del nostro paese. Se si attiva un pensiero di lungo respiro che non parli solo alla pancia della gente e al consenso elettorale si raccoglieranno i frutti. E' la classe dirigente a doverlo fare. Utilizziamo i nostri amministratori regionali e nazionali per chiedere aiuto».
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