Sicurezza
«Jack i pestaggi ha cercato di evitarli»
Udienza per la richiesta di sospensione della revoca della semilibertà
PRATO. L’istanza di revoca della sospensione della semilibertà è già stata depositata. Giovedì prossimo il tribunale di sorveglianza si riunirà per decidere le sorti di Jiandong Ye, detto Jack, ritenuto dai magistrati uno dei personaggi cardine dell’inchiesta sui pestaggi ai nord africani da parte di un presunto gruppuscolo interno al Cervo Bianco, semilibero (per il residuo di una condanna a omicidio) fino a quando i magistrati (Lorenzo Boscagli, Lorenzo Gestri e il procuratore capo Giuseppe Nicolosi) hanno chiesto, ottenendola la revoca del beneficio proprio in seguito alla raffica di perquisizioni compiute il primo luglio scorso.
Sono stati i legali di Jack, gli avvocati Giuseppe Nicolosi (solo omonimo del procuratore) del foro di Prato e Silvio Toccafondi del foro di Firenze, a incontrare il loro assistito ieri nel carcere della Dogaia. «Siamo tranquilli - spiega Nicolosi - e respingiamo con forza l’accusa che il Cervo Bianco abbia organizzato alcuna spedizione punitiva. Certo ci sono state, ma il Cervo Bianco e in particolare Jack le condannavano, anzi il nostro assistito ha cercato di evitarle. C’è una grande differenza tra il sapere che qualcosa avviene ed esserne invece l’autore».
Anche sul fronte degli accertamenti che vengono svolti parallelamente e che riguardano la sommossa di Sesto Fiorentino, i legali di Jack hanno qualcosa da dire: «Il nostro assistito non è stato a Sesto quel giorno - afferma Nicolosi - non era in azienda, non è stato davanti al consolato e anzi ha continuato a chattare da Prato citta dalla quale non si è mosso. I tabulati telefonici credo possano provare quanto sosteniamo e speriamo che ce li consegnino». Jack, ai suoi difensori, avrebbe anche negato di aver organizzato un drappello di 3000 cinesi da portare a Sesto per dar man forte ai connazionali. (c.o.)
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