Il Tirreno

Prato

Infortunio sul lavoro, indagato il titolare dell'azienda edile

Ilenia Reali
Infortunio sul lavoro, indagato il titolare dell'azienda edile

L'uomo era presente al momento della caduta poi costata la vita al muratore di origine marocchina. Duro il procuratore capo Giuseppe Nicolosi: "La manipolazione di un infortunio sul lavoro  è un fatto gravissimo"

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PRATO. Il titolare dell’azienda edile per cui Naiym Ejilali stava lavorando è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo. L’imprenditore edile, titolare di un’azienda in via Ferrucci, è stato sentito sabato 15 luglio dagli ispettori del dipartimento di prevenzione e sicurezza sul lavoro dell’azienda sanitaria che stanno portando avanti l’inchiesta. L’obiettivo è cercare di ricostruire la dinamica dell’infortunio costata la vita al sessantacinquenne marocchino, che non risulta dipendente dell’azienda edile pur avendovi lavorato sette anni prima. L'indagine coordinata dal sostituto procuratore Sottosanti mira a capire se il ritardato soccorso - richiedendo immediatamente l’intervento dell’ambulanza direttamente da via Papi dove i due stavano lavorando - abbia  aggravato la condizione di salute del muratore e se quindi la morte è sopraggiunta in conseguenza di un altro reato.

In base a un’ulteriore ricostruzione dei fatti i due erano insieme al momento del volo di cinque metri che il muratore di origine marocchina ha fatto cadendo dal tetto del magazzino che stava contribuendo a riparare. E’ stato inoltre accertato che l’azienda al momento dell’infortunio era chiusa e nessun testimone, fatta eccezione per il titolare, un pratese, ha assistito alla caduta. Non sarebbero iscritti, al momento, nel registro degli indagati i proprietari del capannone anche perché, con ogni probabilità, non sapevano che l’uomo non risulterebbe tra i dipendenti dell’azienda edile e soprattutto, solo in un secondo tempo, sono venuti a sapere dell’incidente.

Non è ancora chiaro invece cosa sia accaduto dopo che l’uomo è volato dal tetto frantumando il lucernario che stava "incatramando" e quali fossero le condizioni del marocchino quando è stato accompagnato a casa e qui, alle 15 passate, accompagnato in ospedale in ambulanza  “per un malore”.  Gli interrogatori che sono andati avanti fino al pomeriggio di sabato 16 luglio e che hanno riguardato, tra gli altri, anche l’imprenditore che ha in affitto il capannone tessile di via Papi (l'azienda era chiusa) mirano anche a capire a che ora esattamente sia avvenuto l’infortunio. Non è escluso che dalla caduta alla chiamata del 118 siano trascorse diverse ore e che quindi la morte, avvenuta prima della mezzanotte di venerdì 15 nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Prato, possa essere stata determinata anche da un ritardo nei soccorsi.

Durissimo il capo della procura della Repubblica di Prato Giuseppe Nicolosi su quando accaduto. “La manipolazione dell’infortunio sul lavoro – ha commentato - è un fatto gravissimo e tra l’altro non nuovo a Prato. Non vorrei fossimo davanti a un fenomeno  dal momento che ci siamo trovati a indagare su più casi, almeno tre o quattro di cui due molto gravi. In un caso un giovane cinese cadde da una scala a Bologna dove stava effettuando la tinteggiatura di un appartamento e fu portato, ormai morto, a Prato mentre in un secondo caso, a infortunarsi in modo serio fu un muratore albanese che lavorava, sempre a nero, con un collega. Non alterare la situazione in cui accade l’infortunio e soccorrere immediatamente il lavoratore è assolutamente fondamentale e non si possono tollerare situazioni diverse”.

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