Il Tirreno

Prato

Ex direttore di banca condannato per truffa

di Ilenia Reali
Ex direttore di banca condannato per truffa

La stessa pena, due anni di reclusione, anche ai due immobiliaristi pratesi coi quali aveva rapporti d’affari

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PRATO. Aveva riferito durante il consiglio di amministrazione del Banco di Lucca e del Tirreno sulla bontà di un mutuo, diviso in più tranche, da erogare alla Immobiliare Fiorentina per acquistare e restaurare un complesso immobiliare in viale Borgovalsugana, vicino al liceo Copernico.

L'allora direttore generale dell’Istituto di credito Stefano Solenni aveva però omesso di riferire che, attraverso una partecipazione in due società immobiliari, era in affari con Alberto Castelli e Simone Rastrelli, entrambi soci della società che aveva richiesto il mutuo per una somma complessiva di poco più di due milioni e 750mila euro. Il direttore insomma in quell’investimento immobiliare, interamente finanziato dalla banca, era coinvolto ma lui omise di raccontare i fatti orientando invece le scelte dell’istituto che dirigeva.

Il giudice Luca D’Addario nei giorni scorsi ha condannato il direttore e i due immobiliaristi a due anni, pena sospesa, per truffa ai danni del banco di Lucca, nel processo rappresentato dall’avvocato Manuele Ciappi, che sarà risarcito in separata sede.

Sono invece stati assolti il geometra Paolo Morganti, difeso dagli avvocati Febbo e Malerba, che aveva redatto la perizia sull’immobile e gli immobiliaristi Claudia Spinelli e Maurizio Spinelli (Febbo-Malerba) oltre a Simone Rastrelli per il reato di appropriazione indebita: parte della cifra ottenuta con il mutuo fu girata a una seconda società di cui i tre erano soci per l’acquisto di un immobile a Montemurlo.

Era il dicembre del 2007 quando sulle scrivanie dell’istituto di credito arrivò la pratica per il mutuo dell’Immobiliare fiorentina.

Un affare che doveva essere classificato ad alto rischio e che invece, grazie all’interessamento del direttore generale, seguì un iter alquanto anomalo.

Per la perizia fu infatti deciso che sarebbe stata sufficiente quella di Morganti, incaricato dal cliente e non dall’istituto di credito, e nonostante la notizia che il valore di acquisto dell’immobile fosse inferiore a quanto dichiarato si andò avanti con lo stesso iter grazie alla motivazione fornita dal Solenni che riferì di uno sconto sopravvenuto dal venditore ma di cui la banca poteva tranquillamente disinteressarsi.

E se per l’erogazione della prima tranche si versarono sui conti dell’Immobiliare Fiorentina i soldi necessari a far fronte all’intero acquisto dell’immobile, nei successivi versamenti venne a mancare ogni pezza d’appoggio dal momento che per l’erogazione della seconda tranche, legata allo stato di avanzamento dei lavori, il cantiere era aperto da sette giorni e ci si fidò di relazioni legate alla società cliente mentre nella terza fase niente era stato ancora pagato alla ditta che di quel recupero si doveva occupare. Il tutto a fronte di un affare complessivo valutato 5.280 euro al metro quadrato contro i 3.300 euro delle stime successive.

I vertici della banca, una volta appreso l’esito del processo di primo grado, hanno espresso attraverso il loro avvocato enorme soddisfazione per l'esito del processo e per la sanzione di colui, che per l'istituto di credito, senza il cui apporto dall'interno non avrebbe potuto concretizzarsi il disegno degli immobiliaristi.

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