Il dolore
Alfonso Figini, il detenuto-romanziere
PRATO. La letteratura può essere una forma di redenzione e trasformare i crimini in avventure da leggere con il fiato sospeso. Può essere anche terapeutica, per chi scrive: perché raccontare una...
PRATO. La letteratura può essere una forma di redenzione e trasformare i crimini in avventure da leggere con il fiato sospeso. Può essere anche terapeutica, per chi scrive: perché raccontare una storia, la propria storia, e chiuderla in una bella scatola con incertezze, paure e timori è un come buttarla nelle acque di un fiume o appenderla al filo di un palloncino che la porti su nel cielo. Te ne distacchi. E la guardi in un altro modo. E' il caso di Alfonso Fogini e il suo "Lupo Alpha", romanzo appena edito dall'Attucci Editrice di Carmignano che oggi alle 17 sarà presentato per la seconda volta in poche settimane a Prato alla libreria Mondadori della città. Ci saranno gli autori, Alfonso Figini e Paolo Dapporto, e parlerà il professor Giuseppe Panella, docente alla Normale di Pisa. Alfonso Figini, cinquantanove anni, è la dimostrazione di come la realtà a volte possa superare la fantasia.
Del resto se un uomo è stato pilota di moto da corsa in Europa, autore di furti con scasso in Lussemburgo, trafficante tra Europa e Sudamerica e condannato all'ergastolo per due omicidi in Belgio e Lussemburgo, come puoi non farne un personaggio da romanzo? Alfonso Figini è stato tutto questo nella sua prima vita. Ha pagato il suo conto. Con gli interessi, sostiene, dichiarandosi innocente per i reati più gravi.
Recluso nel carcere di Prato si è laureato in ingegneria meccanica dopo oltre venti anni passati in prigione, è uscito, ha lavorato. In semilibertà.
E quella di "Lupo Alpha" è la sua storia, il suo primo romanzo, scritto assieme a Paolo Dapporto, professore di chimica all'università ma non nuovo alla letteratura. (w.f.)
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