La manifestazione
Inchiesta sui cinesi, vertice con l’Antimafia
Un nuovo incontro Prato-Firenze per trovare legami tra le due inchieste
PRATO. Non si ferma l'attività investigativa per la rivolta di Sesto Fiorentino e per le spedizioni punitive di un gruppo di cinesi legati all'associazione Cervo Bianco. Ieri mattina il procuratore capo della procura della Repubblica di Prato Giuseppe Nicolosi, con il sostituto Lorenzo Gestri, ha incontrato il procuratore capo della procura della Repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo, i sostituti fiorentini ma anche, per la prima volta, la Direzione distrettuale antimafia. Una collaborazione che apre scenari investigativi nuovi e che, nonostante lo stretto riserbo sulle indagini, porta a immaginare che dietro ai due episodi - se davvero emergesse che sono strettamente legati tra loro - possa esserci anche un tentativo di controllo di tipo associativo della comunità cinese dell'area metropolitana e delle attività economiche che in quest'area si sono sviluppate. Esistono centinaia di pagine del resto dell'Antimafia sulle ramificazioni dell'attività della mafia cinese in quest'area. Allo stato attuale si sa che a legare i due episodi c'è la presenza di Jack Ye, portavoce dell'associazione Cervo Bianco e indagato nell'inchiesta sulle aggressioni pratesi davanti al palazzo di giustizia di Firenze all'indomani della rivolta. Si sa anche che a Sesto Fiorentino in poche decine di minuti è arrivata una rappresentanza della comunità pratese di Prato. C'è ora però da capire se tra questi ci fossero cinesi legati all'associazione Cervo Bianco. E soprattutto quanti e chi realmente fossero. Proprio in questa direzione, del resto, è andato l'interrogatorio del consigliere di Campi Angelo Hu presente la sera degli scontri. E proprio sull'individuazione dei manifestanti c'è piena collaborazione tra le due procure dell'area metropolitana. Da segnalare inoltre che proprio una delle tre famiglie individuate come capofila della "cupola toscana" (in quella che era l'ormai storica indagine "Gladioli rossi" dell'Antimafia fiorentina) porta il cognome di uno degli indagati pratesi. Si sta cercando quindi di capire se ci siano dei contatti.
Tutte coincidenze, allo stato attuale, ma nessun elemento certo. In via generale, la sensazione è che il cuore del malcontento fosse a Prato. Così come il cuore della protesta della comunità cinese nei confronti delle istituzioni ritenute colpevoli di non garantire la necessaria sicurezza. Difficile inoltre non immaginare che sempre da qui parta l'insofferenza anche per i controlli nelle aziende: nei primi sei mesi del 2016 sono arrivati in procura a Prato 770 notizie di reato scaturite da questi controlli. Oggi Sesto diventa centrale per leggere quanto davvero fosse ramificata e organizzata la risposta al malcontento della comunità. Impossibile inoltre non notare come invece da parte dei rappresentanti più noti della comunità cinese e del consolato si tenda a voler separare rigorosamente i due eventi e le due comunità in base ai confini amministrativi mentre non più di due mesi fa, il 10 maggio scorso, fu festeggiata la nascita dell'associazione Whencheng che partendo dal quartiere di origine univa proprio i cinesi di Prato e quelli di area fiorentina in un unico gruppo a voler ribadire, di fatto, un'unica identità.
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