Il Tirreno

Prato

Un call center per segnalazioni e denunce

di Maria Lardara
Un call center per segnalazioni e denunce

Prato, è il progetto del neonato Comitato creato dai giovani della piana fiorentina. «Non è vero che i cinesi non vogliono più i controlli, chiedono solo che questi siano più giusti e indirizzati anche verso la loro sicurezza e tutela»

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PRATO. C'è fermento tra le seconde e terze generazioni che vivono tra Firenze, Campi e Sesto. Quella bandiera rossa della Repubblica popolare cinese che svettava dietro l'Ikea dopo gli scontri con le forze dell'ordine non vogliono mai più vederla. Isolare gli estremismi è una delle parole d'ordine del neonato Comitato dei giovani cinesi di Firenze. Ne fanno parte venti giovani, alcuni giovanissimi (ci sono anche sedicenni), tra studenti, imprenditori e impiegati, che vogliono fare da tramite tra istituzioni e cittadini cinesi. Parlano l'italiano alla perfezione e si sono conosciuti in rete, su Wechat, dove hanno un gruppo seguito da un centinaio di iscritti. E dove anche lì, nella finestra virtuale, parlano italiano. Spunta così una realtà nuova nella galassia dei soggetti deputati a rappresentare la comunità cinese della piana tra Firenze e Prato: il neonato comitato, "benedetto" anche dal parroco di San Donnino don Momigli, ha visto la luce due giorni fa per impulso delle quattro associazioni dagli occhi a mandorla che operano sul territorio (associazione generale dei cinesi a Firenze, associazione degli imprenditori cinesi, associazione donne cinesi a Firenze e quella dei giovani cinesi).

E' Luca Zheng, ex mediatore della Procura fiorentina, a riassumere il manifesto del neonato comitato. «Vogliamo offrire servizi alla comunità per aiutarla a integrarsi, a partire dall'attivazione di un call center 24 ore su 24 che possa ricevere segnalazioni e denunce. C'è una parte degli imprenditori che opera nella piana che non parla ancora italiano, ha bisogno di assistenza e traduzioni». Tra i membri c'è anche Franca Hong, impiegata in una pelletteria e residente a Campi, già in contatto con Shi Yang Shi dello Spazio Compost dai tempi dello spettacolo "Tong Men-g" e "Cooking".

«Non è vero che i cinesi non vogliono più i controlli, chiedono solo che questi siano più giusti e indirizzati anche verso la loro sicurezza e tutela». Franca ha anche il ruolo di portavoce verso i media. «Possono essere molto dannosi nei confronti della comunità quando ricadono sui soliti luoghi comuni, facendo di tutta l'erba un fascio e indicando lo straniero come nemico o capro espiatorio. La multietnicità è una grande opportunità, diversità è ricchezza». Per il momento il Comitato dei giovani cinesi, contrario a una manifestazione di protesta dopo i fatti di Sesto, non guarda a un collegamento con Prato.

«Siamo due realtà diverse - sottolinea Francesco Xia - a partire dalla disposizione dei capannoni: all'Osmannoro sono aperti al pubblico e non ci sono dormitori».

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