Sicurezza
Prato si candiderà a capitale italiana della cultura
L'assessore Mangani ha confermato un'idea che circola da qualche tempo nel corso dell'assemblea di CoopCulture al Museo del tessuto
PRATO. "Se la cultura è cittadinanza, investire in maniera stabile e duratura su questo patrimonio può diminuire la spesa in altri comparti. Il positivo lavoro svolto fin qui con CoopCulture ha spinto il Comune di Prato a decidere di candidarsi, da qui ai prossimi tre anni, come capitale italiana della cultura". Lo ha detto venerdì 8 l’assessore alla cultura Simone Mangani nel corso del confronto che si è svolto al Museo del tessuto in occasione dell’assemblea di CoopCulture, tra le più note realtà cooperative italiane impegnate nella fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale e dei territori che lo ospitano, in cui è stato presentato e approvato il bilancio e rapporto di sostenibilità 2015. Coop che a Prato, ricordiamo, gestisce il museo di Palazzo Pretorio e nel sistema bibliotecario comunale.
Paolo Ermini, in apertura dei lavori, ha sottolineato come "lo sviluppo debba essere fatto all'insegna della qualità e del Made in Italy riuscendo anche a usare al meglio le innovazioni tecnologiche evitando errori e i rischi di uno sviluppo insostenibile". Paolo Verri, parlando dell'esperienza di Matera Capitale europea della cultura 2019, ha sottolineato come "bisogna smetterla di pensare ai turisti e cominciare a pensare invece ai cittadini temporanei e abitanti culturali delle nostre città. Costruire nuovi modelli culturali significa dar vita al contempo ad altrettanti nuovi sistemi sociali ed economici integrati tali da non nascondere i contrasti sociali ma comprenderli e superarli".
Roberto Calari ha fatto il punto sul lavoro e sulla cooperazione nel settore della cultura evidenziando il valore di "laboratorio", di vera e propria officina come era nel titolo dell'iniziativa, dell'esperienza condotta da CoopCulture nei territori, che va ben oltre la mera erogazione di servizi ma che stabilisce le vere partnership con le amministrazioni e gli attori locali". A chiusura dei lavori, il professor Matthias Henkel ha parlato di “un necessario sviluppo del museo non più solo come luogo di oggetti materiali ma anche come spazio digitale atto ad accogliere l'arte in tutte le sue nuove espressioni, tangibili e intangibili”.
Il bilancio di CoopCulture. Giovanna Barni, presidente di CoopCulture, e Cristina Da Milano, presidente di Eccom, hanno illustrato il bilancio di CoopCulture relativo al 2015, che ha registrato un fatturato di oltre 49 milioni di Euro (+14% rispetto all’anno precedente), grazie alle concessioni museali per il 52%, seguite da servizi museali, biblioteche, eventi/fiere. Un ruolo importante è stato svolto dalla sfida, vinta, di Expo 2015.
La crescita maggiore si è avuta nel numero di occupati che, dal 2014 al 2015, sono aumentati del 25% raggiungendo il numero di 1305 unità, di cui 822 soci lavoratori. Un’occupazione giovane, qualificata, fortemente femminile e attenta all’equilibrio tra vita personale e vita lavorativa: il 72% è composto da donne, il 46% è laureato, il 53% ha un rapporto di lavoro a tempo indeterminato (il restante a tempo determinato, perché legato alla stagionalità delle attività culturali e turistiche), circa l’80% ha scelto il part time. Uno spaccato atipico nel panorama attuale del mercato del lavoro italiano, che sarà oggetto di una vivace campagna social in avvio il prossimo autunno.
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