Sicurezza
«Nuovo Pecci, una sfida da vincere»
Presentata a Milano la mostra che inaugurerà il centro il 16 ottobre. Tutte le informazioni su “La fine del mondo”
PRATO. «Pecci, una sfida da vincere» così il sindaco Matteo Biffoni ieri al Museo del 900 di Milano durante la presentazione della mostra inaugurale del Centro Pecci la "Fine del mondo" del prossimo 16 ottobre. «Abbiamo tante sfide di fronte, alcune già vinte su altre siamo in ritardo ma abbiamo tutte le possibilità per vincere la sfida culturale del nuovo museo - continua Biffoni - una sfida importante anche dal punto di vista architettonico perché il Pecci è la porta di ingresso della nostra città».Di fronte a una platea di giornalisti il sindaco ribadisce l'impegno dell'amministrazione comunale «uno sforzo unico in Italia, una scommessa forte sulla cultura, aiutati dalla Regione». A seguire il presidente della fondazione per le arti contemporanee in Toscana, Irene Sanesi , chepresenta il museo come «un centro di produzione glocal, quindi con capacità di aperture globali ma sempre alla ricerca forte integrazione locale. Per questo è importanza trovare partneship con privati nella toscana dei campanili».
L'architetto Marco Brizzi ha poi spiegato l'importanza dell'aspetto architettonico del nuovo Centro Pecci disegnato dall'architetto olandese Maurice Nio, sottolineando come il vecchio edificio disegnato da Gamberini non fosse più adeguato. A conclusione il direttore Fabio Cavallucci che ha ricordato l'importante storia del museo negli ultimi 30 anni nella storia dell'art italiana. «Il Centro Pecci va reinventato - ha detto - perché oramai l'arte contemporanea si è aperta a tante nuove forme espressive». La seconda mission per Cavallucci è il tentativo di avvicinare l'arte alla società con una visione più quotidiana della cultura grazie all'educazione e alla formazione. «Bisogna trattare i temi più vicini alla gente - continua Cavallucci - anche attraverso l'apertura nelle ore serali con eventi e manifestazioni, insomma deve essere un luogo vissuto, aperto ai rapporti con tutto il territorio come faremo nel periodo antecedente alla apertura della mostra portando opere della collezione a Firenze, a Pisa e nel nostro centro della città». Cavallucci ha annunciato una nuova collaborazione con lo spazio Base di Milano alla ex Ansaldo.
E sul fronte della mostra "La fine del mondo", "inventata" e curata da Cavallucci con la collaborazione di alcuni advisor internazionali, l’organizzazione è ormai a buon punto
«Il titolo “La fine del mondo” - spiega Cavallucci - nasce dalla considerazione che ciò che abbiamo conosciuto finora è obsoleto. La mostra non vuol essere dunque la rappresentazione di un futuro catastrofico imminente, ma insieme presa di coscienza della condizione di incertezza in cui versa il nostro mondo e riflessione sugli scenari che ci circondano. Di qui, da questo cambiamento strutturale, nasce un senso diffuso di fine». Con oltre 50 opere allestite su 3.000 mq, la mostra inizia con l''installazione dello svizzero Thomas Hirschhorn, per proseguire con il nativo americano Jimmie Durham al cubano Carlos Garaicoa ai cinesi Qiu Zhijie e Cai Guo-Qiang, poi artisti più giovani come il brasiliano Henrique Oliveira o lo svizzero Julian Charrière con il tedesco Julius Von Bismarck.
Non macheranno i maestri della storia dell'arte più nota, con Marcel Duchamp, Pablo Picasso e Umberto Boccioni. Non solo arte visiva, ma anche musica, il teatro, il cinema, l'architettura e la danza non come eventi collaterali, ma momenti integranti della mostra. E allora ecco la celebre cantante Bjork, l'architetto Didier Fiuza Faustino, il drammaturgo e attore Pippo Delbono, fino al musicista elettronico Joakim. Il catalogo in italiano e inglese, con 300 immagini a colori, approfondimenti, saggi e testi critici inediti.
Riccardo Tempestini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
