Il Tirreno

Prato

Morto in Francia durante un controllo, la figlia non crede alla versione della polizia

di Paolo Nencioni
Un controllo della Gendarmerie francese (archivio)
◗
Un controllo della Gendarmerie francese (archivio)

Elena Bresci si è opposta alla richiesta di archiviazione del fascicolo sul decesso del padre Carlo. Ecchimosi e quattro costole rotte, ma per la Procura di Prato non c'è alcun mistero

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Per il sostituto procuratore Francesco Sottosanti il caso è chiuso, ma la figlia di Carlo Bresci, pratese di 70 anni morto il 24 agosto dell’anno scorso a Chambery, capoluogo del dipartimento della Savoia, durante un controllo di polizia, non crede alla ricostruzione delle autorità francesi, sospetta che il padre sia stato aggredito e ha presentato una querela contro ignoti. Ora la questione è nelle mani del giudice dell’udienza preliminare di Prato, Francesco Pallini, che dovrà decidere se archiviare il fascicolo, come chiede il pubblico ministero, o disporre nuove indagini, come vorrebbe Elena Bresci, una delle due figlie del morto, assistita dall’avvocato Sabrina Serroni. All’udienza del 6 luglio il giudice ha trattenuto in fascicolo riservandosi la decisione.

Carlo Bresci, come detto, è morto la sera del 24 agosto 2015 alla barriera autostradale di Chignin, a qualche chilometro da Chambery. Attivo nel settore tessile, era andato in Francia per lavoro ed era al volante di un’auto intestata alla Fibretess di Montemurlo, di cui era dipendente. Nella loro relazione gli agenti della polizia doganale francese spiegano che si trattava di un obbiettivo interessante perché proveniente dall’Italia, paese noto per la contraffazione nel settore tessile. Dunque Bresci viene fermato e risponde ad alcune domande. Dichiara di non portare contanti oltre la soglia consentita (10.000 euro) e a un certo punto gli trovano un imprecisato documento bancario. E’ in quel momento che, secondo la ricostruzione della polizia francese, l’uomo accusa un malore e si accascia a terra. Vengono chiamati i soccorsi e nel frattempo gli praticano un massaggio cardiaco. L’ambulanza ripartirà verso l’ospedale intorno alle 22 ma per Bresci non ci sarà niente da fare. Il referto parla di una “disfunzione cardiaca su uno stato cardiaco patologico”.

Dei familiari del morto, Elena Bresci sembra l’unica a dubitare della versione francese. La moglie e l’altra figlia accettano le spiegazioni, ma Elena no. Nella denuncia querela sporta qualche giorno dopo i fatti racconta di aver visto la salma del padre all’ospedale di Grenoble il 27 agosto e di aver notato “una vistosa ecchimosi al braccio destro e un gonfiore anomalo del viso” in particolare intorno all’occhio destro. Dall’autopsia fatta in Francia emergeranno anche quattro costole fratturate. Tra le incongruenze segnalate dalla figlia c’è anche la mancanza di immagini video o fotografiche e il fatto che l’autopsia abbia rilevato tracce di farmaci anti-aritmia (secondo la figlia Carlo Bresci non prendeva quei farmaci, come confermerebbe anche il medico di famiglia). Per questo l’8 settembre ha chiesto una nuova autopsia alla Procura di Prato, ma il sostituto Sottosanti ha respinto la richiesta. Secondo il magistrato non c’è alcun mistero. Le fratture alle costole sarebbero state provocate dalle manovre di rianimazione e quanto alle immagini, ci sono delle telecamere ma non inquadrano il punto preciso dove è avvenuto il controllo. Insomma, il magistrato italiano si è fidato degli accertamenti compiuti dalla polizia francese e, non ritenendo che siano stati commessi reati, ha chiesto l’archiviazione del fascicolo, alla quale Elena Bresci si oppone.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore