Il dolore
Ragazzo autistico fatto scendere dal bus della Cap
La lettera di protesta del padre per il trattamento ricevuto «Occorre fare attenzione anche alla disabilità mentale»
PRATO. «Un autista della Cap oltremodo agitato ha fatto scendere dalla Lam mio figlio che ha 17 anni ed è un ragazzo autistico, im modo sgarbato, quasi violento: urlando e imprecando». E' la denuncia di un padre, che firma la lettera inviata alla Cap e anche al Tirreno e che racconta nel dettaglio, una vicenda che ha dell'incredibile. Non conoscendo il nome dell’autista non è stato possibile ascoltare la sua versione dei fatti ma abbiamo, vedi articolo in pagina, la versione della Cap. Dei genitori omettiamo i nomi per tutelare il ragazzo.
«Alle 16 di martedì 5 luglio mio figlio si trovava sulla Lam Azzurra Tavola-Seano - scrive l'uomo - sul quale era appena salito alla fermata di via Pomeria, quando è stato fatto scendere. Mia moglie ha assistito all'intera vicenda dato che si trovava di fronte alla fermata, su via Baldinucci, ma non è riuscita a intervenire perché non ha fatto in tempo ad attraversare la strada, in quel momento molto trafficata, e anche perché la sua prioritaria preoccupazione è stata quella di dedicarsi a nostro figlio, che continuava a fare domande per avere una spiegazione dell'accaduto».
«Nostro figlio - prosegue il padre - anche se dotato di capacità verbale, non ha saputo raccontare ciò che è successo; per lui infatti è impossibile sostenere dialoghi complessi, fuori da suoi schemi routinari e soprattutto su situazioni che la sua mente mai immagina possano capitare. Da quello che ha potuto comprendere mia moglie, pare che l'autista abbia avuto un colloquio con mio figlio, il quale forse, stando in piedi, impediva la visuale dallo specchio retrovisore, e poiché il ragazzo non capiva quanto gli veniva rivolto, allora l'autista si è innervosito e l'ha fatto scendere».
«In ogni caso, qualunque possa essere stato il motivo che ha spinto il dipendente Cap a questa inqualificabile azione - prosegue il racconto del genitore -, quello che più sconcerta è il fatto che il dipendente non si sia reso conto dell'interlocutore che aveva di fronte. Una cosa grave. Perché se l'autista si è reso conto che il ragazzo era "handicappato", l'ha comunque deliberatamente fatto scendere e in questo caso, secondo noi, si configura l'ipotesi di maltrattamento nei confronti di un minore diversamente abile».
«La disabilità - prosegue il babbo del ragazzo - non è esclusivamente quella fisica che si evidenzia in maniera diretta al solo vedere, esiste anche la disabilità intellettiva che in alcuni casi è quasi celata sotto un'apparente ordinarietà; un ragazzo alto, prestante, che compie un'attività normale come prendere un autobus a una più attenta osservazione, magari dallo scambio di poche parole, si rivela invece un angelo incapace di far del male perché non in grado d'intendere: questo è nostro figlio».
«Non siamo animati da voglia di giustizia - aggiunge l'uomo - o di provvedimenti disciplinari a carico di questo individuo. Suggeriamo invece che in luogo di due giornate di lavoro, l'Azienda possa organizzare per questo suo dipendente altrettante visite guidate: una presso il reparto di neuropsichiatria infantile dell'ospedale di Careggi, l'altra presso il Centro Riabilitativo Opera Santa Rita di Prato; con l'auspicio che così possa imparare a riconoscere chi sono le persone diversamente abili mentali».
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