Il Tirreno

Prato

Profughi, Prefettura a caccia di immobili

Prato a quota 520 migranti. Domani a Firenze i sindaci toscani affronteranno la questione dei rimpatri

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PRATO. Prefettura a caccia di immobili da tenere liberi e a disposizione di arrivi di profughi straordinari. La ricognizione, voluta dal prefetto Maria Laura Simonetti, ha occupato due giorni (l'ultimo ieri) di colloqui con i grandi proprietari pubblici: la disponibilità a mettere sul piatto strutture è stata chiesta, tra gli altri, ad alcune società partecipate del Comune (Asm in primis), alle Ferrovie dello Stato, all'Inps. Gli incontri sono terminati con la disponibilità alla verifica da parte delle società e degli enti sondati, ma senza l'individuazione, ancora, di un immobile in particolare. Nonostante le difficoltà a reperire nuove strutture per le emergenze (il Comune ha prorogato l'utilizzo della palazzina ex Anci in via Bologna fino alla fine di luglio) resta, comunque, una possibilità davvero remota quella della tendopoli in viale Marconi che il Comune scarta a priori e ma che creerebbe difficoltà gestionali anche alla Prefettura.

Tra arrivi e partenza in accoglienza a Prato restano 520 migranti (numero salito a 530 nel weekend con dieci tra eritrei e sudanese immediatamente ripartiti), tutti ospitati nelle strutture già in funzione gestite dal consorzio di associazioni «e con una qualità di accoglienza - afferma il vicesindaco Simone Faggi con la delega all'immigrazione - prevista dagli standard. Certo, alcuni vivono in camerate da sei letti ma con tutti i servizi garantiti».

E se sui pochi casi di scabbia registrati - circa sette - Faggi precisa che: «Sì, la scabbia è la malattia della povertà e della marginalità, assimilabile al problema dei pidocchi, non si prende dando la mano a un profugo ma se uno dorme dove lui ha dormito», è sul sistema di accoglienza nel suo complesso che annuncia novità. Domani a in Prefettura a Firenze sono convocati Prefetti e sindaci di tutta la regione, per affrontare un tema spinoso: «Quello del riaccompagnamento del migrante che non ottiene lo status di rifugiato al termine dell’iter e dopo la sentenza di primo grado (con tempi di permanenza che sfiorano i due anni ndr). E’ questa - prosegue Faggi - una richiesta che viene dai molti sindaci che si sono resi conto che un sistema che prevedeva un ingresso senza possibilità di uscita e quindi di ricambio, diventa nel medio periodo insostenibile. Questo tipo di discussione fino a ora non si è mai fatta, vedremo - conclude Faggi - cosa ne verrà fuori». In Toscana i migranti che hanno ricevuto il diniego, in primo grado, alla richiesta di asilo, sono alcune centinaia. (c.o.)

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