Il Tirreno

Prato

Il consolato: «La protesta era spontanea»

di Ilenia Reali
Il consolato: «La protesta era spontanea»

Il portavoce di Wang Fuguo parla della comunità cinese di Prato, dei controlli e dei problemi legati alla sicurezza

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PRATO. Prosecuzione dei controlli nelle aziende cinesi, per salvaguardare la salute e la sicurezza degli stessi lavoratori, e massima disponibilità al confronto e al dialogo, anche attraverso il lavoro delle associazioni cinesi e la mediazione delle autorità consolari. È questa la linea decisa dal comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica che si è riunito in prefettura a Firenze dopo la rivolta della comunità cinese nei giorni scorsi a Sesto Fiorentino a seguito dei controlli in un capannone da parte di Asl e forze dell'ordine. Alla riunione, presieduta dal prefetto di Firenze Alessio Giuffrida, hanno partecipato il console cinese Wang Fuguo, il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi, l'assessore regionale Vittorio Bugli e i vertici provinciali delle forze dell'ordine. Una sintesi, quella diffusa dalla prefettura fiorentina che vede d'accordo anche il Consolato cinese che ribadisce per voce dell'addetto ai rapporti con la stampa Yu Lengyang come i «controlli facciano bene anche ai cittadini cinesi» ma che è altresì evidente che sul piano della garanzia delle condizioni di sicurezza della Chinatown di Prato non si sono ottenuti risultati da ritenersi soddisfacenti. Insomma se i cinesi protestano tutti i torti proprio non li hanno.

Yu Lengyang cosa pensa il Consolato cinese di quanto accaduto in questi giorni?

«Per quanto riguarda gli scontri tra cinesi e forze dell' ordine la procura della Repubblica di Firenze sta facendo indagini per capire cosa è accaduto. Aspettiamo tutti noi quindi di vedere cosa emergerà. Per quanto riguarda i controlli che della Regione Toscana pensiamo siano regolari e vadano rispettati. L'intenzione delle istituzioni italiane è buona. L'obiettivo è fare del bene anche alla popolazione cinese residente in Italia. Per evitare che si ripeta quello che è accaduto nel rogo di via Toscana con quelle sette morti. I controlli sono disegnati per far sì che la sicurezza nel settore della produzione aumenti» .

Cosa pensa invece il consolato di quanto sta accadendo a Prato e del ruolo che la comunità di Prato ha avuto nella manifestazione di Sesto?

«Non siamo al corrente dell'indagine di Prato. Secondo noi quello che è successo in piazza è stato un evento spontaneo. Le persone hanno reagito d'istinto. Principalmente arrabbiate, contro la violenza durante il controllo. Non crediamo ci fosse un'organizzazione precedente».

Immagino però conosciate l'associazione Cervo Bianco. Anche per il corteo sulla sicurezza organizzato con migliaia di persone nei mesi scorsi.

«L'associazione Cervo Bianco sappiamo che esiste. A Prato ci sono tante associazioni simili. Cervo Bianco, in cinese è il nome di un quartiere della città di Wenzhou e riunisce chi viene da lì. Sappiamo che a Prato il problema della sicurezza va avanti da tempo ed è tema di preoccupazione sia delle istituzioni cinesi sia di quelle italiane. Su questo argomento abbiamo avuto più volte premura di trasmettere la nostra preoccupazione sia alla prefettura sia alla questura. Dopo il suo insediamento il console ha fatto tanti incontri con prefetto, questore e procura per capire come poter migliorare la situazione».

A Prato una parte della comunità cinese contesta però l'operato del consolato e delle associazioni "storiche" della comunità. Ne avrete avuto notizia.

«Noi abbiamo sempre lavorato impegnandoci per migliorare la situazione di sicurezza a Prato. Devo dire che anche con gli sforzi dimostrati - la parte italiana ha anche collaborato - la situazione non ha avuto un miglioramento così visibile. E' un fronte su cui dobbiamo lavorare di più».

Temete infiltrazioni di associazioni criminali nella gestione dei rapporti con la comunità cinese a Prato?

«Siamo completamente contro ogni forma di violenza. Non possiamo accettare che un'associazione criminale possa avere un ruolo»

Appoggerete eventuali manifestazioni il 26 luglio?

«Non contribuiremo all'organizzazione ma se sarà autorizzata non saremo contrari».

Si parla spesso di collaborazione: Il procuratore della Repubblica di Prato ha chiesto più volte aiuto a trovare interpreti cinesi. Sarebbe un passo avanti anche per la sicurezza in Chinatown.

«Stiamo cercando di raccogliere dati, su ragazzi in grado di ricoprire questo ruolo. Però in questo momento i cinesi, specialmente gli studenti, vanno e vengono dalla Cina e non possono prendersi impegni di questo tipo».

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