Sicurezza
Immigrazione illegale cinese, ecco il "sistema Prato"
Condannata a più di 5 anni una coppia di cinesi che, secondo l'accusa, gestiva la base di prima accoglienza dove arrivava la mano d'opera da impiegare nelle confezioni. Rogatorie in Polonia e in Francia e l'intervento di Eurojust. Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi: "Una macchina ben oliata"
PRATO. Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina perché, secondo l’accusa, sarebbero stati coloro che accoglievano e sistemavano i nuovi arrivi dalla Cina, pedine locali di un sistema transnazionale per il flusso di mano d’opera da Pechino fino a Prato, passando la Polonia e per la Francia. Un viaggio a tariffa: tra i 10.000 e i 14.000 euro per il “pacchetto” completo: visto, viaggio, sistemazione, vitto e la garanzia di un lavoro.
Gong Kaiji, 41 anni e Sun Shulan, 46 anni, compagni di vita, agli arresti dal gennaio 2015, gestori di due appartamenti in via Marianna Nistri, nei quali, a ondate successive - secondo l’ipotesi accusatoria - sarebbero arrivati gruppi di cinesi da smistare nelle confezioni, sono stati condannati con il rito abbreviato dal giudice delle udienza preliminari Francesco Pallini, a 5 anni e sei mesi per estorsione e per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E per la Giustizia di Prato è una prima volta. La stessa pena che aveva chiesto il pm Lorenzo Gestri. Il coimputato Pan Hongqing, 45 anni, accusato unicamente di estorsione, difeso dall’avvocato Antonio Denaro, è stato invece condannato a 3 anni e sei mesi con la concessione delle attenuanti generiche.
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Ed è il difensore di Gong e Sun, l’avvocato Tiziano Veltri, a manifestare «molte perplessità su una sentenza - afferma - per la quale certamente ricorrerò in appello nella quale non è stato riconosciuto il comportamento collaborativo, durante la fase dell’indagini, che invece i miei assistiti hanno tenuto». Gong e Sun hanno accettato di farsi interrogare e hanno ammesso di aver gestito gli appartamenti. «Il giudice - prosegue Veltri - nonostante il pubblico ministero avesse chiesto le attenuanti generiche, non le ha concesse e aspetto la motivazione della sentenza per capire perché».
Un procedimento che parte da lontano, quando a metà aprile del 2014, una banda cinese irrompe in uno degli appartamenti di via Nistri per una spedizione punitiva innescando una rissa sanguinosa, che prosegue con un secondo round di scazzottate in agosto, cui faranno seguito nel gennaio del 2015 nove arresti: per gli aggressori e per gli aggrediti (agli arresti domiciliari), procedimento già arrivato a sentenza (con patteggiamento di Gong Kaijin e Sun Shulan).
Ed proprio in quella fase che nasce una costola parallela dell’inchiesta, coordinata, anche questa, dal sostituto Lorenzo Gestri, che messi sotto controllo i telefoni dell’appartamento, intercetta le comunicazioni della coppia. E’ il primo passo per individuare il “modus operandi” del sistema di arrivo e smistamento delle future maestranze cinesi .
E’ la donna, Sun, a parlare, in più occasioni degli arrivi con persone individui rimasti sconosciuti: «Sono riuscita ad aiutare diverse persone a venire» dice. Oppure: «Non ti preoccupare - intercettano gli investigatori della Squadra Mobile che svolgo le indagini - se ci sono i miei soldi c’è anche la tua parte». E ancora: «Sono riuscita far entrare diverse persone da diversi ambienti».
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Le intercettazioni sulla coppia e le indagini sul doppio raid in via Nistri trovano un punto d’incontro grazie alle dichiarazioni di un cinese, che avvertito un connazionale, fa arrivare la polizia nella base di via Nistri. L’uomo era stato sequestrato dai gestori perché non aveva finito di pagare - mancavano circa 350 euro - la tariffa all’organizzazione. La Mobile irrompe in via Nistri, il cinese sequestrato vuota il sacco dopo la liberazione e la procura ottiene la conferma del sistema.
Qualcuno a Pechino va nella ambasciate di Varsavia e Parigi e ottiene i visti per ragioni sportive, di business e per turismo. Una volta che i documenti sono a posto i gruppi di cinesi partono, arrivano nei paesi dell’area Schengen, non restano che poche ore poi ripartono, o in aereo o con altri mezzi, per la destinazione vera: Italia, Prato, via Nistri e chissà quanti altri appartamenti apparentemente anonimi in tutta Italia.
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«Un sistema ben oliato e definito in tutti i passaggi - ha spiegato il procuratore capo Giuseppe Nicolosi - che prevedeva l’uso di documenti veri ma con destinazioni e motivi del viaggio, del tutto fittizi». Una mano all’indagine nella quale sono state fatte rogatorie sia in Polonia sia in Francia l’ha data il magistrato che rappresenta l’Italia in Eurojust, Pietro Suchan, ex sostituto presso la procura di Firenze. E’ stato anche grazie alle verifiche della magistratura europea che la procura di Prato ha ottenuto la conferma che nessuno dei cinesi arrivati a Varsavia o Parigi per partecipare, per esempio, a una manifestazione sportiva o per affari, è poi rimasto nel Paese per il quale aveva ottenuto il visto.
Nell’udienza conclusiva del processo l’avvocato Veltri ha contestato l’utilizzabilità delle dichiarazioni del cinese sequestrato nell’appartamento di via Nistri perché successivamente arrestato a Genova per estorsione e rapina. E’ stato il pm Gestri a chiedere e ottenere, come controprova dell’attendibilità del teste, l’acquisizione agli atti dell’ordinanza nella quale sono contenute le indagini sul sistema per l’ingresso clandestino.
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