Toscana
Cna all'attacco delle start up: "Si pensi anche a salvare le piccole aziende esistenti"
Da un'indagine effettuata dall'associazione di artigiani il cambio generazionale non ci sarà neppure nelle ditte che vanno bene. E servono risorse. Un appello alle istituzioni
PRATO. Prima di investire su quello che ancora non c’è, salviamo quello che abbiamo già: le nostre aziende. E’ un po’ questo lo slogan della chiusura dell’assemblea annuale di Cna cominciata, ieri, al Wall Art Hotel con la presentazione di un’indagine sul ricambio generazionale. Prima i soci hanno parlato privatamente del bilancio dell’associazione.
Il risultato, seppur sorprendente per i numeri, era abbastanza prevedibile: il ricambio generazionale non c’è. Dall’inchiesta presentata dalla direttrice di Cna Cinzia Grassi è emerso che a fronte del 72 per cento delle aziende strutturate (con almeno 20 anni di attività alle spalle) con risultati ritenuti sufficienti, buoni o ottimi, ben il 37 per cento immagina una cessazione dell’attività con il pensionamento del titolare (da qui a 5 anni) mentre il 20% ancora non sa.
Il campione riguarda 300 imprenditori associati di vari settori (di cui 25,33% di abbigliamento e tessile).
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Addio competenze. «Una volta perse le competenze e le professionalità - ha concluso l’assemblea il presidente Claudio Bettazzi - non ce l’hai più. Ed è evidente che se gli stranieri cercano di acquisire aziende nei nostri settori strategici che fanno ricerca e innovazione anche noi dovremmo occuparcene. Qui abbiamo numerose, piccole realtà che danno un enorme supporto ai settori con cui collaborano. E’ come se a Prato avessimo il team specializzato nel cambio gomme in Formula Uno. Senza di loro l’auto non potrebbe vincere alcuna gara».
Ed ecco che la traduzione è immediata. «Dobbiamo investire nelle nostre piccole aziende, anche quelle decotte, per salvare l’integrità della filiera. Non siamo alla frutta ma poco ci manca. Sappiamo bene che le cattedrali nel deserto non hanno portato niente perché dove non c’è niente non cresce niente. Prendiamoci una sfida seria: facciamo diventare il territorio appetibile. Andiamo insieme a chiedere cosa ci serve a chi ci governa, in Italia e in Europa. E’ la vita del nostro distretto e dobbiamo prenderla in mano. Basta pensare solo alle start up».
Conclusione. «A tutti i nostri figli abbiamo detto di andare a studiare per fare altro e si sono dimenticati dell’impresa. E oggi proprio le nostre imprese sono la vera ricchezza. Ci sono troppi architetti per costruire i ponti che ci servono».
Le aziende devono evolversi. Una ricchezza che deve però fare passi avanti e legare la manifattura al nuovo. La tradizione al digitale. Almeno il segreto è questo per il vice presidente nazionale di Cna Andrea Di Benedetto, ospite a Prato. «Non possiamo pensare di arricchirci progettando tutti App da installare sui cellulari. Se perdiamo le nostre aziende perdiamo la metà del Pil del territorio. E quindi mi sono convinto che le start up siano il male perché finanziamo il nuovo buttando tutto quello che abbiamo e che è la vera ricchezza del paese. Noi le start up dovremmo farcele in salsa italiana: la manifattura che collabora con teste digitali. E non dico un bel sito o l’e-commerce dando mille euro a chi ce lo fa ma con qualcuno, interno all’azienda, che aiuti a modificare la mentalità continuando a produrre oggetti di valore ».
La richiesta alle istituzioni: presto la visita del ministro Calenda.La richiesta alle istituzioni è stata quella di investire risorse sulle aziende esistenti per rendere appetibile il proseguimento della vita di un’azienda a figli, soci, dipendenti o anche terzi. Istituzioni rappresentante dall’assessore regionale Stefano Ciuoffo, dall’assessore comunale Daniela Toccafondi e, attraverso un’intervista video dal sottosegretario Antonello Giacomelli che, in ordine, hanno evidenziato l’esigenza di un maggior collegamento tra mondo della formazione e le aziende inserendo nelle piccole aziende figure capaci di formare e trasformare imprenditori ed eventuali interessati al subentro (Ciuoffo); lavorare sulle infrastrutture digitali per essere realmente competitivi e con misure di salvaguardia della filiera che nei prossimi giorni il ministro Carlo Calenda verrà a Prato a illustrare (Giacomelli) e con un lavoro pressante per diminuire la burocrazia e andare incontro alle esigenze delle aziende anche attraverso l’omologazione dei regolamenti comunali di una stessa provincia e che Prato sta facendo (Toccafondi).
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