Sicurezza
Volantini e rabbia, la guerra di potere in Chinatown
Il ruolo del Cervo Bianco tra inchieste e cortei: I social punto di incontro per la comunità. Revocata la semilibertà a "Jack"
PRATO. E' muro contro muro. Da una parte la comunità cinese che vive tra Prato e Firenze, dall'altra lo Stato rappresentato da polizia, carabinieri e magistrati. I cittadini orientali, in particolare le seconde generazioni, di stare zitti non ne hanno proprio voglia. Si sentono amareggiati per i continui controlli nelle loro aziende e abbandonati dalle forze dell'ordine quando invece sono vittime. Di rapine, scippi, furti.
Un disagio fortissimo percepito dalla maggioranza dei cinesi che vivono e lavorano nell'area metropolitana che però, pare probabile, si è inserito in uno scontro per la conquista del potere nella grande Chinatown metropolitana. I giocatori in campo sono molti e indossano maglie diverse: la percezione è che un episodio sia servito ad alimentare la rivolta. In mezzo la maggioranza di cinesi che da Prato a Firenze si sono uniti in un grande abbraccio grazie al social Wechat dove, ieri, per tutto il giorno si è discusso sul da farsi guidati dai giovani dell'associazione italo cinese, con il consigliere di Campi Angelo Hu, che hanno fatto sapere che non sarebbe opportuno aderire a un corteo non autorizzato dalla questura e dal consolato generale cinese prendendo le distanze «da quei facinorosi arrivati da altre città a Sesto Fiorentino» .
Il ruolo dei giovani, il caso Jerry. Un malcontento, rivendicato, che attraversa tutta la comunità ma che tenta di stare lontano quindi, almeno tra i giovani più impegnati, da altre dinamiche e che ha eletto come portavoce delle proprie ragioni un giovane blogger, Jerry Hu, che dal suo profilo Facebook fa sapere che anche lui non è favorevole a una manifestazione non autorizzata e anzi, lancia un appello, per un corteo messo in piedi con il consolato per il 26 luglio quando nel Tribunale di Firenze si svolgerà il processo all'imprenditore e al suo collaboratore arrestati durante i controlli nell'azienda di Sesto. «Lo so che siete critici con associazioni e consolato - scrive Jerry ai cinesi sul profilo Facebook - ma anch'io penso che non si debba fare un corteo senza autorizzazione e senza il giusto tempo per metterlo in piedi».
Jerry ha dalla sua molti coetanei. «Il suo pensiero è il nostro», dice una giovane commessa di un negozio di telefonia di via Pistoiese. In estrema sintesi Hu in un video diffuso in rete, diventato lo slogan di questi giorni, sostiene che i cinesi dovrebbero avere una maggiore considerazione per l'apporto che danno alle zone dove operano. Un video che esprime il disagio dei cinesi-toscani ma che, allo stesso tempo, aiuta gli italiani a “leggere” le enormi differenze culturali tra le due comunità.
Un cambiamento che comincia da Teresa Moda. La rivoluzione nella Chinatown comincia con l'incendio alla Teresa Moda. Dalla morte dei sette operai nella fabbrica c'è stato un cambio di passo fatto di controlli, uno dietro l'altro; di sequestri e anche di condanne con, non ultime, le due inchieste della procura della Repubblica di Prato e della squadra mobile che hanno visto finire in carcere due esponenti dell'associazione Cervo Bianco che negli ultimi tempi mirava a prendere, almeno, la rappresentanza della Chinatown pratese. Si tratta di Jacopo Hsiang e Jiandong Ye a cui sabato 2 luglio è stata revocata la semilibertà di cui godeva per una condanna precedente.
Il Cervo bianco, da Prato a Sesto. Un'associazione che ha segnato l'agenda degli ultimi mesi. Quella delle manifestazioni e quella di Palazzo di Giustizia. E' nella prima manifestazione organizzata a Prato in cui si chiede attenzione alle vittime degli scippi che si capisce che qualcosa sta cambiando nella Chinatown. Si cominciano a vedere volti nuovi. Non ci sono i rappresentanti di quelle associazioni che tradizionalmente avevano tenuto i rapporti con le istituzioni italiane. Sotto accusa del resto ci sono proprio le "vecchie" associazioni cinesi che si ritiene non si siano prese a cuore le sorti della comunità vittima di ripetuti episodi criminali . Il Cervo Bianco invece lo ha fatto e al corteo ottiene consenso. E se le accuse mosse dalla procura della Repubblica di Prato saranno accertate, lo ha fatto in modo assai violento, organizzando aggressioni nei confronti di magrebini. E di fatto inserendo un concetto di giustizia fai da te lontano dai principi del nostro paese. Ma ancora. Proprio a Jiandong Ye, detto Jack del Cervo Bianco, viene attribuito dal procuratore capo della Repubblica Giuseppe Nicolosi il ruolo di "megafono" nella manifestazione di Sesto.Ci sarebbe stato anche lui, in base alle indagini e alle intercettazioni, a far arrivare nella zona di Sesto centinaia di cinesi, probabilmente i "facinorosi" a cui fa riferimento Angelo Hu. Nella Chinatown di Prato ieri però del Cervo bianco non si parlava. Erano loro - abbiamo chiesto - che sopperivano all'assenza delle forze dell'ordine di cui vi lamentate? «Qui è come Napoli», si è limitata a commentare la titolare di un minimarket.
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I volantini: “Stato italiano mafioso”. Intanto dei volantini sono apparsi tra Prato e Sesto Fiorentino. Numerosi. «Noi cittadini cinesi, grandi lavoratori, ogni giorno dobbiamo preoccuparci dei veri ladri. E ogni giorno viviamo nella preoccupazione che i ladri con licenza (Stato italiano) ci vengano a prendere il nostro guadagno ottenuto con tanta fatica. Ed oggi, vediamo che i carabinieri e la polizia non lasciano neanche scampo ai bambini e agli anziani, facendo loro del male. Stato italiano, mafia con la licenza».
La rivolta non è finita. L'appuntamento è rimandato al 26 luglio. Anche questa volta in corteo e in Tribunale.
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