Sicurezza
Rivolta cinese, Rossi invoca ancora più controlli. Scoperte ronde armate orientali antimagrebini
Dopo l'esplosione di violenze all'Osmannoro, il presidente Rossi si scaglia contro le aziende che evadono le tasse. Intanto a Prato spunta un'organizzazione paramilitare per difendere i connazionali
PRATO. Sono tornati al lavoro nel capannone dove è scoppiata la scintilla della rivolta i cinesi del pronto moda che si affaccia su piazza Marconi, all'Osmannoro, nel Comune di Sesto Fiorentino. Con i giornalisti che li avvicinano non parlano: tutti dicono di non capire l'italiano. L'attività è ferma invece nell'azienda controllata dagli ispettori dell'Asl, accompagnati dalle forze dell'ordine due giorni fa. Proprio al termine di quel controllo ci fu uno scontro durissimo tra i cinesi e gli ispettori dell'Asl e i carabinieri e si radunò la folla di orientali in piazza Marconi.
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"Se ci sono eccessi nei controlli, c'è il modo giusto per rispondere - ha aggiunto - ovvero un esposto. Se qualcuno non lo sa che esiste tale possibilit bisogna fare educazione perch non ci si fa giustizia da soli". "La reazione di una rivolta è ingiustificata e con quelle dimensioni - ha ribadito - mi fa supporre che fosse preparata. Sono supposizioni davanti a una reazione così forte e ampia che, a partire da un caso, ha costruito scontri, violenze e sassaiole fino a tarda notte".
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Intanto, a incendiare ulteriormente il clima, sono arrivate nove denunce dopo una perquisizione in un'azienda del Macrolotto cinese, a Prato in via Gora del Pero 25, in cinque abitazioni e nella sede del Cervo Bianco nella Chinatown. Sono stati recuperati bastoni e spranghe di ferro "allegerite" grazie a un po' di nastro adesivo, che venivano usate nei raid contro persone di colore, in paricolare magrebini e nomadi. Le etnie che, secondo il "braccio armato" dell'organizzazione cinese - nata in seno all'associazione e smantellata da magistratura e Squadra Mobile - agiva in modo indiscriminato per "punire" chi rapinava connazionali cinesi.
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