La manifestazione
«Occorre più dialogo e meno repressione»
Angelo Hu, consigliere di Campi Bisenzio era a Sesto il giorno degli scontri Stefano Jiang: «I nostri connazionali si sento vessati dai troppi controlli»
PRATO. Le due realtà, Prato e Osmannoro, le conosce come le sue tasche. Perché Angelo Hu, consigliere comunale di origine cinese a Campi Bisenzio in quota Sinistra Italiana, sta praticamente nel mezzo. E lui c'era, quel mercoledì sera di grida e sangue dietro l'Ikea, teatro di scontri tra cinesi e forze dell'ordine. C'era lui anche ieri pomeriggio a Firenze, a colloquio con il console generale per spiegare le ragioni della protesta vissuta in prima persona sulla propria pelle. Poteva succedere a Prato ciò che è accaduto a Sesto?
«Anche a Prato serpeggia un senso di frustrazione nella comunità ma parliamo di tessuti produttivi diversi: all'Osmannoro non ci sono dormitori dentro le fabbriche perché siamo più vicini ai centri abitati. Anzi, tra Campi e Sesto abbiamo avuto sempre un modello d'integrazione migliore e più consolidato rispetto a Prato ma mercoledì sera è stato compiuto un passo indietro. Bisogna cominciare a parlare e dialogare. Occorre più cultura e meno repressione».
Anche sul piano "Lavoro sicuro" della Regione Toscana Angelo Hu storce la bocca. «Sono d'accordo con il governatore Rossi quando sostiene che il progetto debba andare avanti ma devono cambiare i termini e le modalità: le ispezioni non possono soltanto avere uno scopo punitivo. Sono stato personalmente in una di queste fabbriche durante i controlli e ammetto che un certo tipo di approccio aggressivo da parte di chi è deputato alle ispezioni possa verificarsi. Per non parlare della presenza dei mediatori culturali: molti di quelli che accompagnano gli ispettori parlano il mandarino che risulta spesso incomprensibile ai cinesi. E poi - chiarisce Hu - quella che viene chiesta non è una minore presenza delle forze dell'ordine ma s'invoca il loro intervento anche per proteggersi da furti e rapine». Un copione che sembra di vivere a Prato come a Sesto dove i cittadini orientali lamentano storie di quotidiani soprusi nei loro confronti tra furti, rapine e scippi.
«Non a caso a febbraio abbiamo organizzato una manifestazione in piazza, per dare una valvola di sfogo ai nostri connazionali esasperati - spiega Stefano Jiang, portavoce dell'associazione "Cervo bianco" - La nostra associazione condanna gli scontri avvenuti ma chiediamo che venga fatta luce su quanto successo». Non è un bel clima quello che si respira in questo momento a Prato, secondo il "Cervo bianco".
«I nostri connazionali si sentono vessati dai continui controlli - spiega Jiang - percepiscono la disparità di trattamento rispetto alle imprese italiane. Accettiamo i controlli ma non quando diventano troppo violenti. In ogni caso, da questa brutta storia ne escono tutti sconfitti: le istituzioni, la comunità cinese e i processi d'integrazione».
E questo, più o meno, lo ha scritto anche il consigliere comunale di Campi sulla sua bacheca Facebook al termine della protesta: «Lo Stato all'Osmannoro ha fallito, anni di dialogo buttati al cesso, siamo tutti sconfitti». (mar.la)
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